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Soli contro tuttiAlessia Lai
Tre giorni consecutivi di scontri nelle città delle sei contee occupate. Lo Sinn Fein condanna i rivoltosi e ancora una volta si schiera con gli occupanti.“Fottuto irlandese, hai paura eh?”. Così gridavano, lunedì, i poliziotti britannici ai Repubblicani che li caricavano, cacciandoli fuori dall’Ardoyne. Ma quale paura. Quale timore possono avere dei ragazzi che, armati di sassi e molotov, affrontano poliziotti in tenuta antisommossa che sparano ad altezza d’uomo, che arrestano indiscriminatamente, che puniscono arbitrariamente. Si ha paura del futuro da occupati, colonizzati, ghettizzati, non di coloro fanno la guardia ad un regime oppressivo e iniquo. È coraggio e voglia di libertà quello che porta dei giovani irlandesi nelle strade, a difendere un territorio, strade e quartieri dove, dalla sera del 13 luglio, i poliziotti britannici e i loro fiancheggiatori dello Sinn Fein non possono più entrare.Da allora, sera in cui la lotta per l’indipendenza dell’Irlanda sembra essersi risvegliata nelle strade, nei giorni successivi nuovi scontri hanno acceso le notti dell’Ardoyne e di altre città nordirlandesi.Mercoledì, per la terza notte consecutiva si sono susseguiti tafferugli nel noto quartiere di North Belfast. Circa 100 giovani, riunitisi a Brompton Park, hanno lanciato pietre, bottiglie di vetro, razzi, bombe-carta, vernice ed almeno una molotov contro agli agenti di polizia in tenuta anti sommossa, presenti in gran numero nella zona. Ad un certo punto i poliziotti britannici hanno inseguito di alcuni ragazzi che li avevano attaccati armati di tubi da impalcatura. In due sono arrestati per disordine pubblico. Le tensioni sono continuate fino all’1.30 del mattino. La stampa attribuisce la ragione degli scontri all’arresto di un ragazzo di 28 anni fermato con l’accusa di avere esploso, nelle manifestazioni di lunedì, un colpo di arma da fuoco contro un poliziotto. In seguito all’arresto del giovane si è tenuta mercoledì una manifestazione pacifica al di fuori della stazione di polizia in Antrim Road. Ma pare che un altro ragazzo, di 30 anni, sia stato fermato sempre in relazione agli spari contro la polizia del 13 luglioDa parte dei politici dello Sinn Fein è arrivata la consueta condanna degli scontri e ieri la stampa britannica ha diffuso la notizia che alcuni leader del partito siano stati oggetti di minacce per aver criticato i recenti disordini di Belfast.Una delle persone minacciate si ritiene possa essere Gerry Kelly, ex militante dell’Ira e ora membro dello Sinn Fein, che il giorno dopo i fatti del 13 luglio aveva portato la stampa sui luoghi degli scontri dichiarando che i ragazzi coinvolti erano dei teppisti senza alcun appoggio popolare, portati da fuori, e affermando “andate a chiedere al 32 CSM e al Repubblican SF”, è colpa di quelli che fanno male al processo di pace, quelli che “dicono di chiamarsi Real Ira”. Tutto senza pronunciare una sola parola di condanna per le forze di polizia britanniche, che hanno ferito 10 persone sparando i proiettili di plastica ad altezza d’uomo e usando i cannoni ad acqua.Kelly, come il resto dei politici dello Sinn Fein, sembra non solo aver dimenticato il passato, ma pare anche non vedere quel che accade ogni giorno nelle sei contee occupate. La situazione di discriminazione quotidiana, di disagio economico e sociale è rimasta la stessa dagli accordi del ’98, quelli che avrebbero dovuto inaugurare una nuova stagione di rapporti fra le comunità protestante e cattolica, che avrebbero dovuto “normalizzare” il conflitto. Ma da allora sono state solo parole e retorica. E oggi, lo Sinn fein nemmeno si maschera più da movimento repubblicano: invita a rispettare “la cultura unionista” e il “diritto degli orangisti a marciare” mentre denuncia i Repubblicani, gli nega l’assistenza in carcere, li definisce dei “criminali comuni”.Oggi, nell’Irlanda occupata, è peggio che negli anni ’70. Allora i Repubblicani venivano prelevati e arrestati per affiliazione all’Ira e per reati d’opinione, ma poi doveva essere un giudice, anche se britannico, a condannarli e a farli restare in carcere. Oggi, invece, la legge prevede una detenzione massima in assenza di capi d’imputazione di 28 giorni, dopodiché basta l’accusa di essere associati alla Real Ira per essere lasciati in carcere. Un’accusa che si avvale di prove assurde, come la semplice conoscenza o frequentazione di associati alla formazione Repubblicana.Fonte
Terry McCafferty, prigioniero di Sua MaestàTommaso Della Longa
Nelle sei contee occupate del Nord d’Irlanda la pace non c’è. Nonostante le bugie che lo Sinn Fein racconta a livello internazionale, la situazione è proprio completamente diversa. L’occupazione britannica non solo rimane, ma è ben visibile nella vita di tutti i giorni. Violenza, repressione, settarismo, arresti. E poi una divisione continua tra la comunità lealista che ha accesso a scuole di prima scelta, credito, lavoro, spazi di aggregazione e per il tempo libero, e quella repubblicana costretta in enclave che in molti casi diventano veri e propri ghetti chiusi da muri e recinti. Oltre a tutto questo, inoltre, continuano gli arresti per reati di opinione e di associazione con meccanismi perversi. Altro che pace in questo angolo dell’Isola verde. Noi siamo andati a vedere con i nostri occhi la situazione nel carcere di massima sicurezza di Maghaberry. Qui sono stati rinchiusi una trentina di repubblicani che solo negli ultimi due anni hanno riacquistato, dopo la “dirty protest” e decine di altre manifestazioni, lo status di prigioniero politico. Quello che per capirci che gli permette di stare tutti insieme in un braccio del penitenziario, di vestire abiti civili, di occuparsi della propria educazione. Quello per cui Bobby Sands e gli altri scioperanti della fame sono morti nel 1981. Uno status che era stato cancellato dagli accordi del Venerdì santo firmato dallo Sinn Fein di Adams e McGuinnes che oggi, non solo si è dimenticato dei suoi ex compagni di lotta, ma ha anche iniziato a chiamarli “traditori” e a prenderne le distanze. Come nel caso degli scontri del 13 luglio di quest’anno nel quartiere di Ardoyne a Belfast. O come ancora nel caso dei prigionieri politici, che lo Sinn Fein ha dimenticato, disconosciuto e ha cercato di far trattare come i criminali comuni. “Qui non ci sono prigionieri feniani”, spiega Terry McCafferty durante il nostro incontro in carcere. “Dopo aver vinto la nostra battaglia, siamo divisi in due piani, ma almeno siamo tutti insieme, come prigionieri politici repubblicani e non insieme ai criminali comuni”. “Qui non c’è droga e siamo organizzati per tenere le nostre menti e i nostri corpi sempre attivi. Ci occupiamo dell’educazione alla cultura e alla lingua dei nostri padri. E anche alla preparazione politica dei nostri militanti”, continua il prigioniero repubblicano. Parlare con Terry McCafferty è u po’ come toccare con mano la storia della resistenza irlandese. Condannato a 12 anni per attivismo repubblicano legato ad una bomba della Real Ira contro gli occupanti, era stato scarcerato dopo sei anni. Libero per tre settimane, riesce finalmente ad andare in luna di miele con la moglie e, appena tornato, a pochi giorni da Natale, viene arrestato nuovamente. Ma senza motivo. O meglio, viene riportato nel penitenziario di Maghaberry “per i suoi principi”. “Era il primo Natale dopo sei anni che avrebbe potuto passare con i suoi figli e invece lo hanno riportato in carcere senza un motivo. Sono tornata a casa da sola dall’aeroporto e tutti i nostri bambini aspettavano il papà e a quel punto gli ho dovuto spiegare che era stato riportato in prigione”, racconta la moglie Martine, mamma e donna tutta d’un pezzo che affronta la lontananza del marito e le vessazioni britanniche con orgoglio e forza. “Finiamo in carcere senza un’imputazione – spiega deciso McCafferty - Per le leggi speciali ci possono tenere qui dentro senza prove solo per 28 giorni. Ma poi per un meccanismo assurdo ci continuano a tenere in prigione per il reato di associazione all’Ira”. Ed è proprio qui il particolare più assurdo. L’unica prova di associazione a carico di Terry, che per altro dopo 7 mesi di detenzione senza motivo ancora non è stato giudicato, è l’associazione con gli altri detenuti con cui ha diviso la cella negli ultimi anni e che è andato a trovare una volta fuori. Tutto qui. “Ma avete fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo?”, è la domanda spontanea, mentre i secondini ogni tanto ci scrutano. “Certo, ma il verdetto potrebbe arrivare anche tra 5 anni. E intanto io, insieme ad altri come me, rimango in carcere”. La storia di McCafferty è semplicemente incredibile, ad oggi un icona della causa irlandese. Mentre parliamo suona l’allarme del carcere, si chiudono i passaggi, iniziano i correre i secondini con il manganelli in mano. “Cosa succede?”. “Semplice, quello che succede molto spesso. Staranno picchiano qualcuno dei nostri, senza motivo, solo per provare a piegarci mentalmente e fisicamente. Ma non ce la faranno”, dice orgoglioso McCafferty. E le storie che racconta portano tristemente alla memoria i racconti del diario di Bobby Sands. Pestaggi durante la notte, senza motivo, magari con secondini ubriachi e che fanno vedere tatuaggi con simboli lealisti. Storie che ovviamente rimangono nel silenzio, con un governo bi-confessionale che fa finta di non vedere. I protestanti per ovvi motivi. Quelli dello Sinn Fein per evitare di infastidire Londra e continuare a servire Sua Maestà. Ma la causa repubblicana sembra solo più forte e viva di prima.fonte
Censura su Belfast in rivoltaUgo Gaudenzi
Gli accordi di pace del 10 aprile 1998 - firmati dal Sinn Fein, da Londra e dagli unionisti filo-britannici - sono ormai, nel Nord Irlanda, un mero pezzo di carta.Fino alle 4 della notte tra lunedì e martedì, è divampata la rivolta dei repubblicani irlandesi contro le marce dei cosiddetti “unionisti”, volte a celebrare la vittoria di Guglielmo III d’Inghilterra (d’Orange) nella battaglia del Boyne del 1690 con la definitiva occupazione britannica dell’Irlanda. I disordini si sono estesi a tutte le città e i borghi del Nord dell’isola, da Belfast a Derry, da Armah a Rasharkin.Soltanto a tarda sera uno sparuto gruppo di miliziani pro-britannici, sì e no un centinaio di persone, blindato da un ingente dispositivo di polizia, è riuscito ad attraversare (e questa era la consueta provocazione studiata a tavolino contro i residenti cattolici) il quartiere dell’Ardoyne di Belfast. Gerry Kelly, ex Ira e ora Sinn Fein, è stato allontanato dai militanti indipendentisti Repubblicani, criticato e schernito per i compromessi anti-sociali (il disagio delle famiglie e la precarietà del lavoro che colpisce la “minoranza” irlandese) e contro l’indipendenza siglati con il governo di Londra. Da tempo il Sinn Fein è accusato di aver trasformato le strutture del suo partito in covi di spie e di collaborazionisti degli inglesi.La protesta repubblicana è stata voluta anche per ricordare all’Europa di Bruxelles, quella delle “guerre umanitarie” e dei cosiddetti “diritti umani” che ben 30 prigionieri politici nord-irlandesi sono da tempo ristretti nelle carceri di Belfast e sottoposti a regime di semi-isolamento e a maltrattamenti.Quello che è più grave è che nessun organo di (dis)informazione di massa della “democratica” Unione europea, giornali e radiotv italianai in primis, ha ritenuto politicamente corretto informare i propri lettori, spettatori e sudditi su quanto avviene ed è avvenuto in Irlanda.Come si conviene in “democrazia”, la migliore repressione contro chi si batte contro l’occupazione anglosassone - o atlantica - di una qualunque delle terre europee diventate colonia, Italya compresa, è il silenzio.FONTE
I Repubblicani si oppongono alle marce unioniste Andrea Perrone e Tommaso della Longa
È la vera sconfitta del Sinn Féin. Ieri, nell’Irlanda del Nord, centinaia di militanti Repubblicani sono scesi in piazza come non accadeva da tempo per protestare contro le parate dei protestanti orangisti e scontrandosi con la polizia. Ma a perdere, oltre ai protestanti - che sono riusciti a passare nel quartiere di Belfast dell’Ardoyne, con quasi tre ore di ritardo e in appena 100 persone, impauritissime e iper blindate dalla polizia britannica – è stato il movimento di Gerry Adams, allontanato dalla piazza dell’Ardoyne dai militanti Repubblicani.I disordini, esplosi nel pomeriggio, si sono protratti sino alle quattro del mattino e sono esplosi quando gli unionisti hanno dato vita alla tradizionale marcia di luglio a Belfast e in altre città. I repubblicani stanchi di provocazioni e vessazioni di ogni genere hanno attaccato le marce unioniste con sassi e notte molotov, hanno innalzato barricate e dato alle fiamme numerose macchino. Sono stati esplosi anche un paio di colpi di pistola contro i poliziotti britannici. Il bilancio degli scontri ha visto il ferimento di ventitré rappresentanti delle forze dell’ordine inglesi. Disordini sono avvenuti anche in altre località dell’Irlanda del Nord tra cui Derry, Armah e Rasharkin. In tutto almeno sette agenti sono rimasti feriti mentre a Belfast un giovane manifestante è stato trasportato in ospedale. Disordini anche a Rasharkin, nella contea di Antrim, nel nord est del Paese, dove tre poliziotti sono rimasti feriti e un uomo è stato arrestato.I protestanti dell’ordine unionista dell’Irlanda del nord celebrare ogni anno l’anniversario della battaglia della Boyne, vinta nel 1690 dal protestante Guglielmo d’Orange contro il cattolico Giacomo II. Una marcia considerata una provocazione dai nazionalisti irlandesi. Per decenni, infatti, le marce orangiste di luglio sono state occasione di scontro con i cattolici o con le forze dell’ordine, ma dopo gli accordi di pace del ’98 la tensione era notevolmente calata. Fino ad oggi. L’appiattimento del Sinn Féin su posizioni più lassiste che moderate ha riacceso nei giovani irlandesi lo spirito indipendentista. Dagli accordi del venerdì santo, che avrebbero dovuto portare alla “normalizzazione” del conflitto, nulla in Irlanda è cambiato: uguali al passato le provocazioni dei protestanti, i maltrattamenti dei prigionieri Repubblicani, la condizione economica e sociale svantaggiata dei cittadini irlandesi. Una cristallizzazione che il movimento di Adams sembra non vedere. Anzi, ieri il leader del Sinn Féin ha subito condannato i giovani repubblicani per le manifestazioni per non rischiare di perdere il ruolo di interlocutore del governo britannico. Un portavoce del Sinn Féin ha anche precisato che la mobilitazione dei Repubblicani è stata organizzata dalla Real Ira, il gruppo dissidente che non ha mai accettato gli accordi di pace interconfessionali del 10 aprile 1998. Una situazione questa che ha messo chiaramente in evidenza le difficoltà che sta attraversando il partito moderato che punta soltanto a mantenere gli accordi presi con gli unionisti e Londra. Una posizione oramai poco condivisa dai giovani militanti repubblicani come dimostrano le violente manifestazioni di questi giorni in tutto il Paese. Ieri è stato definitivamente sancito che la pace nelle contee occupate non esiste e che i Repubblicani irlandesi hanno riconquistato il seguito popolare. Il popolo d’Irlanda combatte ancora. Foto di Gianpaolo MusumeciFonte
È violenza quotidiana contro i Repubblicani irlandesi
Colin Duffy (foto) è un ex prigioniero dell’Ira. Arrestato nel 1990, nel ’93, nel ’97, la persecuzione è continuata fino ad oggi con l’ultimo arresto, avvenuto a marzo con l’accusa di essere coinvolto nell’uccisione di 2 soldati britannici. Si tratta dell’attentato di Massereene, nella Contea di Antrim, avvenuto il 7 marzo. Colin, martedì 7 luglio è stato aggredito dalle guardie del carcere di Maghaberry che lo stavano riaccompagnando dopo un videoconferenza tenuta dal prigioniero con il tribunale. Colin ha subito forti percosse, al capo, al volto e al tronco. Il carcere di Maghaberry è un esempio di come le politiche repressive e punitive britanniche contro i prigionieri Repubblicani non siano mai cambiate dai tempi degli hunger-strikers. La scorsa Pasqua la direzione del carcere ha proibito ai detenuti politici Repubblicani di indossare gli “easter lillies”, i gigli pasquali della tradizione cattolica che simboleggiano il ricordo dei compagni caduti. Chi l’ha fatto, contravvenendo l’ordine, è stato messo in isolamento per 48 ore. L’Irlanda resta una terra insorgente. A 12 anni dagli accordi del Venerdì Santo nulla è cambiato. Non le violenze e le sopraffazioni degli occupanti britannici, non la volontà di ribellione. E i due attentati dello scorso marzo - quello di Massereene e, pochi giorni dopo, quello di Craigavon, nella Contea di Armagh, nel quale è stato ucciso un poliziotto - sono nuovi atti di ribellione armata che delineano un sentimento mai sopito nell’Irlanda occupata, che si innesta e trae linfa dal malcontento, soprattutto giovanile, che serpeggia nelle periferie cattoliche, dove la repressione inglese è pane quotidiano. Arresti indiscriminati, perquisizioni violente e immotivate, fermi giudiziari che superano spesso e volentieri i sette giorni previsti dalla legge e misure detentive lesive dei più elementari diritti umani. Non stupisce che la risposta dei britannici ai due attentati di marzo sia stata come al solito di tipo repressivo. Retate, perquisizioni, arresti sommari fra i militanti cattolici, mancato rispetto dei tempi massimi di fermo preventivo in assenza di accuse. Colin Duffy è finito in questo vortice. Il suo arresto, come disse suo fratello Paul poco dopo il fermo, è scaturito dalla demonizzazione che alcuni politici dello Sinn Fein ed i media hanno fatto del nome di Colin a causa di alcune osservazioni fatti l’anno prima nelle quali affermava che gli attacchi contro le forze di polizia sono un sintomo di opposizione nazionalista.Una punizione insomma, che la polizia britannica ha voluto infliggere ad un militante Repubblicano di lunga data. Scaduti i 28 giorni concessi alla polizia per trattenere i prigionieri in assenza di un’accusa formale, la famiglia di Colin ha fatto ricorso ad un tribunale “e il giudice ci ha dato ragione” ha ricordato la cognata di Colin e portavoce del “Friends of Colin Duffy”, Mandy Duffy. “La polizia ha dovuto rilasciare Colin. Ma appena uscito dalla caserma la polizia lo ha nuovamente arrestato e dopo 3 giorni lo hanno accusato di omicidio”, ha aggiunto Mandy.Colin si trova quindi ancora in carcere, dove subisce violenze di ogni genere, le ultime sono quelle di martedì scorso: “Colin stava tornando da un collegamento video con il tribunale come ogni mese e le guardie che lo stavano portando di nuovo alla sua cella hanno iniziato ad insultarlo verbalmente. Poi hanno deciso di farlo spogliare nudo per un perquisizione e dopo hanno iniziato ad picchiarlo. Hanno chiamato la squadra anti sommossa, (per UNA PERSONA!!!!!!!!!!!) e hanno iniziato a picchiarlo e dargli calci”, ha raccontato Mandy Duffy che ha voluto ricordare come “questo non succede solo con Colin, succede con tutti i Repubblicani, quelli dentro la galera e quelli ancora liberi, ciò che Colin ha passato quando era libero, ora la sta passando anche in galera. I media irlandesi ignorano ciò che succede ai POW. Noi vediamo questo arresto come un’altra incriminazione con false accuse. Colin è innocente, come le altre volte”.
Fonte
Lurgan republican, Colin Duffy, was assaulted earlier today by prison officers only minutes after he had taken part in a video link remand hearing. On being returned to the remand wing within Maghaberry prison, Mr Duffy was accompanied by two prison officers, both of whom he has described as being extremely hostile and antagonistic towards him.During the strip search procedures, which Mr Duffy was fully compliant with, the two officers assaulted Mr Duffy before summoning for the prison riot squad, who then appeared at the search point dressed in full riot equipment.Mr Duffy is believed to have received blows to the head, face and upper body and has severe bruising.His family believe that the two prison officers had deliberately used the regular video-linked remand hearing to orchestrate the attack upon Colin. His wife Martine said, "Colin has undergone these strip searches on his way to and from this regular remand hearing. On all previous occasions, he has fully complied with the search procedures and there have been no untoward incidents involving him. However, those officers carrying out the so-called escort duties today were not the regular ones. Both were making very antagonistic comments to him beforehand and then used the excuse of the search procedures to carry out an unprovoked physical assault on Colin. Two weeks ago another republican prisoner in Maghaberry was also injured when he too was assaulted by prison officers.ENDS