lunedì 12 ottobre 2009

John non si è suicidato. La famiglia Brady parla con Suzanne Breen

Il repubblicano John Brady aveva litigato con il cognato mentre si trovava in permesso. E’ finito impiccandosi con i lacci in una cella della polizia paramilitare. La sua famiglia non crede si tratti di suicidio

“Mio figlio non si è ucciso. Non avrebbe dato quel piacere alla polizia, non gli avrebbe permesso di sconfiggerlo”, dice Margaret Brady. “E lui mi amava troppo per mettere fine alla sua vita. Sapeva che mi avrebbe annientato”.

Ci troviamo nel salotto di un’abitazione di Strabane. Di sopra il figlio di Margaret, John, giace in una bara. Indossa una maglietta da calcio – il suo amato Liverpool. Ma i simboli della sua altra passione sono tutti intorno. Un tricolore avvolge il suo corpo. I suoi guanti neri ed il basco sono presenti.

John Brady with Margaret and LornaJohn Brady è stato trovato impiccato per i propri lacci nella stazione di polizia di Strand Road a Derry, lo scorso fine settimana. Aveva 40 ani. Aveva trascorso quasi metà della sua vita in carcere. I primi anni per reati repubblicani, compreso l’omicidio di un poliziotto. Gli ultimi 5 anni erano di vero internamento, dice la sua famiglia. Brady era stato incarcerato per nulla.

Un piccolo gruppo di sostenitori ha portato avanti una lunga campagna, senza sostegno della corrente politica, per farlo rilasciare. Alla fine, hanno avuto successo. Brady sarebbe stato rilasciato in maniera definitiva il prossimo mese. Aveva iniziato a ritornare a casa per il fine settimana.

Poi venerdì 2 ottobre è stato arrestato. Venne interrogato per l’aggressione e la minaccia di morte contro suo cognato avvenuta durante quella giornata, che John negò. La polizia lo trattenne per tutta la notte e si apprestava a presentare formale accusa. Così John Brady non sopportava di trascorrere ancora un lungo periodo in prigione o è successo qualcosa di più sinistro nella caserma di Strand Road, sabato scorso?

All’inizio, nessuno riteneva Brady potesse essersi suicidato. “Il suicidio sarebbe stata un’azione lontana da lui”, disse il suo amico Paddy Brown.

La casa si sta riempendo all’inverosimile di partecipanti alle esequie. Non solo dal Nord: repubblicani di Dublino, Cork, Kildare, Limerick e Monaghan sono presenti. Circa 100 persone hanno fatto la fila all’esterno in una notte fredda per entrare nella casa dove ha luogo la veglia. Le donne offrono sandwich e tè.

Ho aspettato così tanto il suo ritorno

“Venite di sopra”, qualcuno dice al Sunday Tribune. Superiamo una dozzina di uomini e donne in camicia bianca, cravatta e pantaloni nera nell’ingresso. “Aspetti qui un minuto, signore”, viene detto al nostro fotografo. Quindi siamo entrati nella stanza da letto dove giace Brady, un crocifisso sopra il feretro, un tricolore con l’arpa posizionato lì a fianco.

Quattro uomini con il passamontagna, giubbotto mimetico, pantaloni neri e stivali stanno di guardia. Due sono armati con pistole calibro .32; uno con un fucile AK-47. La stanza dice molto sulle complessità del Nord. Il duro mondo paramilitare viene attenuato dall’umanità della vita repubblicana di tutti i giorni – i paralumi e le tende del Liverpool acquistate da Brady mentre era in permesso. Tra le candele e le rose rosse, Margaret ha posizionato le cartoline che suo figlio le spediva dalla prigione. Una mostra la foto di un orso. “Mi manchi, non riesco a sopportare quando siamo lontani”, recita.

Margaret inizia a piangere: “Ho aspettato così tanto il suo ritorno a casa ma non dentro una bara. Se fosse stato ucciso mentre in servizio attivo, non mi sarei lamentata. Morire in una stazione di polizia quando non aveva fatto nulla di sbagliato è differente”.

Lorna BradySono una famiglia molto repubblicana, dice la sorella di John, Lorna. “Mio padre era prigioniero IRA a Portlaoise negli anni Ottanta. Crescendo, John era come un padre per me. Quando avevo sei anni, mi portò a vedere Babbo Natale. on molti quattordicenni lo avrebbero fatto per la loro sorellina”.

Brady entrò nell’IRA a 16 anni, ricorda la madre: “Mi disse, ‘ Se mi ami, me lo lascerai fare’. E così feci. Il repubblicanesimo era dentro di te”. Brady venne condannato all’ergastolo per la morte del poliziotto della RUC David Black, avvenuta nel 1989. Suo fratello Ben e sua madre vennero accusati di nascondere informazioni.

“E’ difficile per una madre stare tra i suoi due figli in tribunale”, dice Margaret. “Ma John disse, ‘ Tieni alta la testa mamma’ e così ho fatto ed ero orgogliosa dei miei figli”. Ben ricevette una condanna a quattro anni; Margaret subì una condanna a du anni, con sentenza sospesa.

John Brady venne liberato con la licenza di rilascio anticipato ottenuta in base all’Accordo del Venerdì Santo del 1998. Entrò nello Sinn Fein ma venne subito deluso, accusando la dirigenza di “tradimento”. Entrò quindi nella Real IRA.

Nel 2003, venne arrestato insieme a due donne dalla polizia vicino al confine con il Donegal. Nell’auto venero trovate alcune pistole. Il trio fu arrestato ma in seguito il caso venne abbandonato. La Real IRA affermò che il motivo di tale azione era proteggere un informatore, il cui nome era conosciuto dalla formazione repubblicana.

Le due donne furono rilasciate, ma non Brady. “La sua licenza di rilascio anticipato fu revocata”, afferma Lorna. “Ma il caso giunse davanti alla Life Sentence Review Commission e sembrava molto favorevole. Quindi, ad un tratto, John fu accusato in base ad un indizio di DNA a basso numero di copie di aver cercato di assassinare un soldato a Tyrone nel 2002.

“Dopo che tale prova fu screditata nel processo per la bomba di Omagh, il caso contro John venne abbandonato. Ancora una volta, senza alcuna accusa loro (la polizia) non lo fecero uscire dal carcere di Maghaberry”. Non era mai depresso, riferisce la madre: “Non era difficile visitarlo. Gli altri visitatori piangevano quando lasciavano i prigionieri che erano giù di morale. A noi non succedeva mai perché John era sempre sorridente”.

Frustrato per essere tenuto in carcere senza accusa, Brady chiese al gruppo di sostegno ai prigionieri della Real IRA di toglierlo dalla lista. Poi, chiese il trasferimento dall’ala repubblicana a quella dei criminali comuni. “Ruppe tutti i legami con il movimento repubblicano”; riferisce Marian Price del 32 County Sovereignty Movement. “Non aveva altra scelta perché le autorità usavano ogni mezzo per tenerlo in prigione. E comprensibilmente voleva uscire e condurre una vita normale”.

Per le prossime cinque settimane, a Brady era stato concesso il rilascio sulla parola per i fine settimana e sarebbe stato liberato in maniera definitiva il mese prossimo. “La mia guerra è finita”, disse agli amici di Strabane. Restava un repubblicano ma credeva che la “lotta armata” non era la via da seguire. Quindi lo scorso fine settimana, si trovò invischiato in una disputa familiare.

La sorella più grande di Brady, Martina, è sposata con il vignettista politico John Kennedy, il cui lavoro viene pubblicato dal Mirror e da altre testate statunitensi. Kennedy è conosciuto per le sue politiche radicali e alcune illustrazioni sono state critiche sulla polizia paramilitare (la PSNI , Ndt).

Argomento

John Brady | Guard of HonourI Kennedy ed i Brady ruppero i rapporti due anni fa. Margaret Brady afferma che non poteva vedere suo nipote. Anche regali e cartoline venivano respinti al mittente.

Intorno alle 15 di venerdì 2 ottobre, John Brady era andato a prendere i figli di un amico dalla scuola di Barrack Street a Strabane.

Un litigio scoppiò con John Kennedy, anche lui a scuola per prendere il figlio. Subito dopo il fatto, Brady ha immediatamente informato il responsabile del progetto di pre-rilascio a proposito dell’incidente e si offrì di ritornare in carcere, afferma la famiglia.

Gli venne detto di contattare la polizia fornendo dettagli del suo alterco. La famiglia di Brady rivela che telefonò alla polizia e gli venne chiesto se voleva sporgere denuncia contro John Kennedy. Lui rispose di no, ma chiese di registrare l’incidente.

Intorno alle 20:30 la polizia arrestò Brady. John Kennedy aveva presentato una denuncia. “Mio fratello mi ha chiamato due volte dalla caserma”, prosegue Lorna. “Era su di morale. Sono andata a Strand Road sabato pomeriggio con un cambio di vestiti da dargli. Sono rimasta lì per due ore ma non mi hanno permesso di vederlo”.

L’avvocato di Brady, John Finucane, arrivò a Strand Road alle 21:30. Trovò il suo cliente, come sempre, calmo e rilassato. Indossava una maglietta del Liverpool. Da tifoso del Manchester United, Finucane scherzò con lui, dicendo che se avesse saputo di chi era tifoso, non si sarebbe presentato.

Finucane riteneva la polizia non avesse le prove per accusare Brady, che negava di aver aggredito o aver minacciato di morte Kennedy. Brady riferì di avere tre testimoni che sostenevano la sua versione del litigio. Fornì alla polizia i loro dettagli. Nonostante fosse stato tenuto in custodia per quasi 20 ore, fu interrogato per solo 42 minuti.

Alle 16, Finucane fu informato che il suo cliente stava per essere accusato formalmente. Non c’era panico nell’atteggiamento di Brady. Come avvocato aveva imparato a leggere, attraverso i cambiamenti nel comportamento o nell’espressione, se qualcuno era particolarmente vulnerabile. Alle 16:35 Finucane lasciò Brady nella stanza per i consulti legali e andò a parlare con la polizia.

Si trattenne 15 minuti, 20 al massimo. Quando ritornò indietro, trovò Brady penzolare dalla finestra, impiccato con i lacci delle scarpe da ginnastica. Chiamò subito la polizia. I paramedici provarono a rianimare Brady, ma era troppo tardi.

John BradyFinucane ha importanti domande sul motivo per cui Brady fu arrestato, in primo luogo. Se qualcuno avesse sporto denuncia contro qualcuno, gli avrebbero semplicemente chiesto di presentarsi presso una stazione di polizia in una data concordata, non arrestato in quella maniera. Pensa anche che Brady era stato accusato formalmente prima che il processo investigativo fosse adeguatamente concluso. Il giovane avvocato, il cui padre Pat fu assassinato nel 1989, comunicò la notizia ai Brady. “John FInucane telefonò e disse che aveva bisogno di vedermi”, ricorda Lorna. “L’ho incontrato nel parcheggio del supermercato Asda e mi disse che mio fratello era morto”.

Avendo saputo della morte di suo figlio, Margaret Brady tolse tutte le fotografie di sua figlia Martina – la moglie di John Kennedy – da casa. Però le foto dei tre nipoti restano in mostra.

“Pregherò per mia figlia ogni giorno della mia vita, ma non le parlerò più”, dice Margaret. “Nel mondo repubblicano, si coinvolge la polizia solo per lo stupro o gli abusi sui bambini. Certamente non si denuncia un prigionieri in licenza. Suo padre si rotolerebbe nella tomba”.

Margaret chiese ad un intermediario di riferire ai Kennedy, che vivono a soli 100 metri da casa sua, che sarebbe meglio se lasciassero Strabane. “Non era per vendetta. Gli animi si stavano surriscaldando. Ero preoccupata per ciò che possono farei residenti della zona. Ho tre nipoti che amo in quella casa e li voglio al sicuro”.

Lasciare il Nord

I Kennedy hanno lasciato il Nord. Il Sunday Tribune ha contattato John Kennedy via email per avere un commento, ma non ha ricevuto risposta. Ma le domande più scottanti riguardano il trattamento di John Brady mentre si trovava a Strand Row.

La famiglia vuole sapere perché John indossava ancora le scarpe da ginnastica e perché la polizia non lo riportò subito in cella quando Finucane lasciò la stanza dei colloqui.

Protesta davanti alla stazione PSNI di Strand Road a DerryIl repubblicano Gary Donnelly è stato interrogato molte volte a Strand Road: “Ogni volta che vieni portato là dentro, devi toglierti le scarpe, la cintura e la gioielleria. Mi chiesero perfino di togliere il cordoncino dai pantaloni della tuta da ginnastica.

“E’ una procedura standard così un prigioniero non può fare del male a sé stesso o ad un agente. Perché non è successo lo stesso con John? Ed è bizzarro che sia stato lasciato da solo nella stanza dei colloqui legali, uno degli unici luoghi della caserma senza una telecamera (di sorveglianza). Ogni volta che il mio avvocato lasciava la stanza, i poliziotti mi riportavano subito in cella”.

La polizia paramilitare è più dura a Derry, per la forte presenza repubblicana, rispetto ad altre parti del Nord, riferisce Donnelly. Più volte la polizia lo picchiò mentre era in custodia.

L’ex prigioniero dell’INLA Willie Gallagher conosceva bene Brady. “Vidi John la scorsa settimana ed era più ottimista che mai. Sperava di trasferirsi in Donegal quando sarebbe stato rilasciato in maniera permanente perché diceva che la polizia paramilitare non gli avrebbe mai lasciato in pace nel Nord. Aveva in programma lezioni di informatica. Non credo si sia ucciso. Ma, anche se così fosse, la polizia paramilitare gli ha fatto passare il segno e, come organizzazione, sono responsabili per la sua morte”.

I Brady non hanno alcuna fiducia nelle indagini del Police Ombudsman sulla questione. Mentre la guerra di John Brady era terminata, ironicamente la sua morte ha innalzato il sentimento repubblicano.

Nelle finestre principali delle case repubblicane di Strabane, i manifesti “Free John Brady”, stampati anni fa, restano al loro posto. Ora sono affiancati dalle bandiere nere a lutto. E sui muri, ci sono graffiti freschi: “John Brady è libero. Riposa in pace, Amico”.


lunedì 5 ottobre 2009

Rinvenuto in una cella di una stazione di polizia di Derry il corpo privo di vita di John Brady


Rinvenuto in una cella di una stazione di polizia di Derry il corpo privo di vita di John Brady


John Brady, 40 anni e noto repubblicano, è stato rinvenuto morto nella stazione di polizia di Strand Road di Derry, dove era stato portato a seguito dell’arresto avvenuto lo scorso venerdì. Pare sia stato sottoposto ad interrogatorio in relazione ad un assalimento. Il condizionale è d’obbligo soprattutto se si cerca di far luce sulle cause del decesso.
Fonti della polizia e lo stesso Police Ombudsman Al Hutchinson citano tra le ipotesi più fondate, quella del suicidio.
Intanto è stata fissata per lunedì 5 ottobre l’autopsia.
“Il nostro ufficio ha bisogno di condurre un’indagine equa, indipendente e imparziale sulla sua morte.”
“E’ importante in questo momento di dolore che la famiglia del Sig Brady ha il nostro supporto e sicuramente la nostra assicurazione che verrà condotta un’indagine equa e imparziale sulle cause della morte”, ha dichiarato Hutchinson.
John Brady venne accusato nel 2002 di aver piazzato una bomba sotto l’auto di un ex soldato del RIR. La causa sfumò a favore di Brady perchè basata su insufficienti tracce di DNA.
Venne arrestato nel 1989 per l’uccisone di un poliziotto. Nel 1991, si dichiarò colpevole di aver ucciso il Reserve Constable del RUC David Black. Fu inizialmente rilasciato con licenza nel 1998, dopo l’accordo del Venerdì Santo, licenza successivamente revocata e Brady fu costretto a ritornare in carcere nel novembre 2003.
Doherty, Sinn Fein, ha definito la morte di John Brady come “una tragica perdita”.
“Ci sono ovviamente problemi di grave preoccupazione su come John Brady sia morto durante le ore diurne, quando si trovava in custodia della polizia”, ha detto.
“Mentre tutti i dettagli che circondano questa morte non sono chiare, è essenziale che ci sia un’indagine completa e aperta da parte del Police Ombudsman”.
Il mistero sulla morte di John Brady si va ad aggiungere alla notizia dei giorni scorsi della sospensione dal servizio di alcuni membri del personale carcerario di Maghaberry, indagati per la morte di John Anthony Deery, 50 anni, trovato nella sua certa e spirato al Royal Victoria Hospital di Belfast. Su questo caso è stata aperta un’inchiesta dal Police Ombudsman Pauline McCabe.

(*Nota)
Per dovere di cronaca, anche se in assenza di notizie certe e confermate, riteniamo opportuno rilevare le dichiarazioni della famiglia di John Brady, totalmente contraria all’ipotesi di morte per suicidio. Si parla di un alterco avvenuto nel pomeriggio di venerdì tra John e il cognato. Brady è stato poi arrestato con l’accusa di minaccia. L’avvocato difensonre gli ha parlato per l’ultima volta alle 15 circa di sabato ed ha riferito alla famiglia di averlo trovato in gran forma e in attesa di essere liberato dal carcere dopo la conferma della sua versione dei fatti da parte di testimoni. Alle 16 l’avvocato ha richiamato i familiari informandoli della morte del loro caro. E’ dato a sapeere che il corpo sia stato rinvenuto in una ’stanza’ senza specificare se si trattasse della sala interrogatori o della sala di consultazione giuridica.


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domenica 13 settembre 2009

RIRA a Derry

Il Real IRA ha rivendicato 2 attacchi bomba e le azioni punitive delle ultime ore

Poliziotti nell’occhio del mirino del Real IRA a Derry.
Due ordigni sono stati infatti collocati nei pressi delle abitazioni di parenti di un ufficiale del PSNI.
Uno è esploso questa mattina, e si tratta di quello che era stato collocato all’esterno della casa dei suoi genitori, nell’area di Shantallow.
Non ci sono feriti, ma un’auto è rimasta danneggiata.
Un secondo dispositivo è stato rinvenuto nei pressi della casa del medesimo poliziotto, situata in Kylemore Park.
Molte persone sono state costrette ad evacuare le loro abitazioni dopo il ritrovamento del secondo ordigno, alle 7.30 di questa mattina.
Verso l’1.30 di stanotte, un uomo è stato colpito alle gambe e alla mano sinistra nella zona di Ballymagroarty a Derry, da un gruppo di uomini che ha fatto irruzione nella sua abitazione. Le sue condizioni sono stabili.
Il Real IRA ha rivendicato tutta questa serie di attacchi, considerati dalla polizia come un tentativo da parte dei dissidenti repubblicani di ottenere il controllo delle aree nazionaliste.
Unanime la condanna degli esponenti politici, che definiscono codardo l’attacco perchè ordito nei confronti di chi sta lavorando per progredire verso la pace. Ribadito il messaggio che il cammino dell’Irlanda del Nord non si fermerà e che i dissidenti non potranno contare sul sostegno della comunità.


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REPUBBLICANO ASSOLTO DALL’ACCUSA DI AGGRESSIONE A UFFICIALI DEL PSNI

REPUBBLICANO ASSOLTO DALL’ACCUSA DI AGGRESSIONE A UFFICIALI DEL PSNI

Gary Donnelly assolto dall’accusa di aver assalito tre agenti di polizia presso la Londonderry Magistrates Court.

Il Giudice Mervyn Bates ha ritenuto non dimostrabile oltre ogni ragionevole dubbio la colpevolezza del repubblicano Gary Donnelly.
La difesa aveva valutato in 16 o 17 le incoerenze nelle prove presentate dal PSNI.
Donnelly era stato accusato di aver preso a spallate un ufficiale costretto contro la ringhiera e di aver preso a calci 2 agenti mentre lo scortavano davanti alla corte in manette, per una protesta avvenuta a Raytheon nell’agosto del 2006.
Di vitale importanza, come ha ammesso il giudice, è stata la testimonianza del giornalista irlandese Seamus McKinney. Egli ha dichiarato che Gary Donnelly era stato buttato a terra da due agenti, mentre stava cercando di salutare la folla.
Donnelly uscendo dal tribunale, ha affermato che questa è la quarta volta in cui viene assolto dall’accusa di aggressione ad ufficiali di polizia.

mercoledì 29 luglio 2009

Questione nordirlandese: dal super carcere parla un prigioniero repubblicano

Questione nordirlandese: dal super carcere parla un prigioniero repubblicano

Belfast, i turisti dell'Ira

di Tommaso Della Longa e Giampaolo Musumeci

Detenuti politici? Sembra assurdo, ma nell’Unione europea del Terzo millennio c’è ancora chi viene arrestato per reati di opinione e di sospetta affiliazione.

Accade nellIrlanda del Nord, quella della pace negata, quella di Belfast e dei suoi muri, quella dove ha sede l’Mi5, quella che assorbe gran parte delle risorse dell’intelligence britannica.
La questione nordirlandese scotta.

Siamo entrati nel carcere di massima sicurezza di Maghaberry, pochi chilometri a nord di Belfast. Abbiamo parlato con una delle “colonne” della storia della resistenza repubblicana irlandese, Terry McCafferty. Condannato a 12 anni per aver piazzato una bomba e per essere stato membro della Real Ira, l’ala radicale del movimento repubblicano, era stato scarcerato dopo sei anni.

Libero, parte per la luna di miele con la moglie e, appena tornato, a pochi giorni da Natale, viene arrestato nuovamente all’aeroporto internazionale di Belfast. Ma senza motivo.

O meglio, per lui si riaprono le porte del penitenziario di Maghaberry “a causa dei suoi principi”.

Com’è avvenuto il suo arresto?
Era il primo natale che avrei potuto passare con i miei figli e invece mi hanno riportato in carcere solo per un sospetto di affiliazione. Adesso sono passati sette mesi e ancora non ho visto neanche un giudice.

Per quale reato l’hanno arrestata?
Finiamo in carcere senza un’imputazione. Per le leggi speciali ci possono tenere qui dentro senza prove solo per 28 giorni. Ma poi per un meccanismo assurdo ci continuano a tenere in prigione per il reato di associazione all’Ira. L’unica prova a mio carico è l’associazione
con gli altri detenuti con cui ho condiviso la cella negli ultimi anni e che sono andato a trovare una volta fuori. Tutto qui. Molto
probabilmente anche voi finirete nella black list. E’ peggio di vent’anni fa: almeno all’epoca si veniva giudicati da una corte inglese, oggi neanche questo.

Avete fatto ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo?
Certo, ma il verdetto potrebbe arrivare anche tra 5 anni. E intanto io, insieme ad altri come me, rimango in carcere.

Com’è la situazione in carcere? Quanti prigionieri politici ci sono?
Qui sono stati rinchiusi una trentina di repubblicani che solo negli ultimi due anni hanno riacquistato, dopo la “dirty protest” e decine
di altre manifestazioni, lo status di prigioniero politico. Possiamo quindi stare tutti insieme in un braccio del penitenziario, vestire abiti civili, occuparci della nostra educazione. Quello per cui Bobby Sands e gli altri scioperanti della fame sono morti nel 1981. Uno status che era stato cancellato dagli accordi del Venerdì santo (leggi l’intervista a Giulio Giorello) firmato dallo Sinn Fein di Adams e McGuinnes che oggi, non solo si è dimenticato dei suoi ex compagni di lotta, ma ha anche iniziato a chiamarli “traditori” e a prenderne le distanze. Addirittura i prigionieri politici sono stati disconosciuti dallo Sinn Fein che ha cercato di farli trattare come criminali comuni”.

Come siete divisi all’interno del carcere?
Dopo aver vinto la nostra battaglia, siamo divisi in due piani, ma almeno siamo tutti insieme, come prigionieri politici repubblicani e non insieme ai criminali comuni. Qui non c’è droga e siamo organizzati per tenere le nostre menti e i nostri corpi sempre attivi. Ci occupiamo dell’educazione alla cultura e alla lingua dei nostri padri.
E anche alla preparazione politica dei nostri militanti.

L’associazione dei prigionieri irlandesi (Irpwa – Irish repubblican prisoner of war association) ha denunciato ripetute violenze nel carcere ai vostri danni. Che cosa ci può raccontare?
Almeno una volta a settimana i secondini ci aggrediscono e ci picchiano con calci, pugni e manganelli. Lo fanno senza motivo, agli
orari più strani solo perché cercano di piegarci mentalmente e fisicamente. Ma non ce la faranno.
Di solito si accaniscono su di noi quando c’è qualche anniversario particolare o quando accade qualcosa fuori dal carcere. Le storie sono sempre le stesse. Pestaggi durante la notte, messi in pratica da secondini ubriachi e che fanno vedere tatuaggi con simboli lealisti. Storie che ovviamente rimangono nel silenzio.


FONTE

martedì 21 luglio 2009

Alta tensione a Belfast: che cosa accadrà ora?

Alta tensione a Belfast: che cosa accadrà ora?



Di Tommaso Della Longa e Giampaolo Musumeci da Belfast

Il fuoco cova sotto la cenere a Belfast e nelle 6 contee del nord. Il processo di pace dopo il Good Friday Agreement non dà i frutti sperati.

La parata orangista del 12 luglio spostata a lunedì 13 ufficialmente per motivi religiosi, ufficiosamente anche per motivi di sicurezza, è stato l’ennesimo ma non il solo detonatore. Gli allarmi bomba delle scorse settimane, e i violenti scontri tra polizia e cattolici il 13 luglio e le notti seguenti nel quartiere di Ardoyne hanno spento gli entusiasmi di chi pensava la questione nordirlandese fosse oramai in via di risoluzione.

I problemi nelle sei contee rimangono irrisolti. I repubblicani più intransigenti condannano la real politik dello Sinn Feinn e lo considerano un partito oramai colluso che non fa nulla per migliorare le condizioni della popolazione cattolica: accesso al lavoro alle scuole, ai finanziamenti sono tuttora spesso vincolati all’appartenenza all’una o all’altra comunità.

Avevo un buon lavoro una volta” racconta una signora cattolica di Carlisle Roadin una manifattura di tabacco qui nel quartiere. Solo che la maggioranza degli operai era protestante. E ho dovuto lasciare il lavoro. Mi hanno picchiata e hanno lasciato la bandiera lealista sul mio macchinario…”.

La politica a Belfast sembra non essere in grado di offrire soluzioni, lasciando così nuovo spazio ai repubblicani armati. L’obbiettivo? La Polizia e l’esercito britannico.

E proprio lo Sinn Feinn il 13 luglio ha dovuto alzare bandiera bianca nel quartiere di Ardoyne, dove cercava di frapporsi fra i cattolici e la polizia che a sua volta aveva formato un cordone per evitare il contatto con la parata orangista.

Membri dello Sinn Feinn del quartiere ma non solo hanno invano e più volte tentato di frenare i giovani che cercavano un ingaggio con la polizia. In pochi minuti però hanno dovuto lasciare quartiere che è rimasto in mano agli agguerriti streetfighters. Politicamente, una sconfitta.

Una pioggia di molotov, fitte sassaiole, barricate, auto incendiate e la polizia che ha risposta con idranti, cariche e proiettili di plastica. Durante gli scontri, un uomo della Real Ira armato di pistola si è fatto largo tra i giovani streetfighters che ingaggiavano contro la polizia, ha puntato, ha sparato, ma non ha centrato il bersaglio. Quello che doveva fare fuoco infatti era un fucile di precisione ritrovato per caso poche ore prima da alcuni ragazzini del quartiere e consegnato al prete di Ardoyne. Il quale, a sua volta, lo ha consegnato alla polizia. Due arresti nei giorni scorsi proprio nel quartiere, dove gli inquirenti sono ancora caccia dell’uomo che ha sparato.

Martin Rafferty, prigioniero politico repubblicano che ha militato in passato tra le file dell’Ira, e incontrato durante una sua breve licenza dal carcere, fotografa così la situazione: “C’è molta tensione dopo la stagione delle marce orangiste, c’è forse un riposizionamento dei repubblicani che vedono che lo Sinn Feinn non sta mantenendo le promesse e c’è ancora disuguaglianza qui nel nord dell’Irlanda. Noi cerchiamo il dialogo con i protestanti, con cui abbiamo molto più in comune di quello che la gente pensa, ma c’è una forza sinistra qui sullo sfondo che fa in modo che noi non abbiamo successo. Ed è per questo che noi repubblicani crediamo che l’unico modo per avere la pace sia che i britannici lascino l’Irlanda”.

La pace, il dialogo? Real e Continuity Ira sono convinte che la lotta armata sia l’unica via e preparano nuove azioni. E intanto la gente vive all’ombra dei muri che a Belfast separano i quartieri cattolici da quelli protestanti.

Vedi il muro lì? Il ‘peacewall’, il muro della pace, serve a dividere le due comunità. Qui la situazione è molto simile alla Palestina” ha detto James, un giovane 26 enne protestante la notte del 12 luglio mentre accatastava legna sul “bonefire”, la tradizionale pira che avrebbe bruciato il tricolore irlandese. E la soluzione della questione delle 6 contee? La soluzione del settarismo e della violenza qui a Belfast? “Non sarà in questa mia vita - racconta sconsolata una donna cattolica: forse i mie nipoti la vedranno, di certo non io”.

FONTE

In lotta per un’Irlanda libera e sovrana

In lotta per un’Irlanda libera e sovrana
Alessia Lai


Dopo gli scontri dei giorni scorsi, sembra essersi riaccesa la vena insurrezionalista nordirlandese. La delusione, dagli accordi del ’98, è cresciuta inesorabilmente. Le promesse di una pace che avrebbe dovuto portare diritti e prosperità al popolo nordirlandese si sono rivelate menzogne. Lo Sinn Fein si è perfettamente integrato nel panorama politico britannico e sembra che il suo unico interesse sia la sopravvivenza fine a se stessa dell’organizzazione, che non tutela più i Repubblicani – ormai li definisce “delinquenti” – e ha sacrificato i principi della causa irlandese in cambio degli scranni nel parlamento di Stormont.
Rinascita, in merito, due esponenti Repubblicani irlandesi, Ciaran Boyle, portavoce del 32CSM di Derry, e Kevin McQuillan, del Republican Network for Unity.

Lo Sinn Fein dice che i ragazzi che partecipano agli scontri sono solo dei teppisti senza appoggio popolare. Cosa ne pensate?

Ciaran Boyle: Prima che 13 innocenti civili disarmati fossero uccisi con colpi d’arma da fuoco (il Bloody Sunday, ndr), qui nella città di Derry, nel 1972 l’esercito britannico, unionisti e anche i nazionalisti moderati, descrivevano i rivoltosi del Bogside di Derry come teppisti. Oggi, ci sono membri dello Sinn Fein che imitano la polizia britannica, descrivendo i rivoltosi di Belfast e Derry come delinquenti. Questi giovani hanno agito in difesa della loro zona che era stata attraversata dai membri pesantemente armati della PSNI, giovani il cui unico obiettivo era quello di forzare allontanare l0organizzazione anti cattolica e anti irlandese dal loro quartiere. E se questi giovani non hanno avuto alcun supporto dalla popolazione, come dice lo Sinn Fein, allora perché nessuno è uscito per fermarli?
Kevin McQuillan: È una completa assurdità. Il malcontento sociale e la resistenza esplosi non solo sulle vie dell’Ardoyne, ma anche in altri quartieri di Belfast e delle sei contee lunedì ed ogni notte da allora, sono la conseguenza degli anni di frustrazione e di rabbia. Frustrazione per i fallimentari accordi del Venerdì Santo, che hanno dato vita gli articoli 2 & 3 in cambio di che cosa?!?! ….una foto con Ian Paisley e altri ministri britannici… 11 anno dopo lo Sinn Fein F non ha potuto neppure ottenere una legge la tutela della lingua irlandese. Rabbia per il fatto che le condizioni e le prospettive per la classe lavoratrice nel Nord sono peggiorate progressivamente, mentre il sistema oppressivo della forza di “polizia” politica e paramilitare britannica - RUC/PSNI - è rimasto saldamente al suo posto. Lo sfogo al quale abbiamo assistito è giunto al culmine di tutto questo. Sono stati tutti motivati dagli scritti di James Connolly o dall’esempio di Bobby Sands? TUTTI aderiscono ai principi così come sono stati sanciti nella i nella Proclamation del 1916? Naturalmente no! La loro motivazione arriva chiaramente dalla gioventù Repubblicana ma mista ad altri giovani antiautoritari e, sì, persino con una storia di attività antisociale. È con e per questi giovani che i socialisti repubblicani devono agire.

Perché si sono riaccese le proteste?

Ciaran Boyle: Le proteste sono ricominciate per diversi motivi, alcuni potrebbero dire che sono aumentate dalla recente uccisione del membro delle forze inglesi. Tuttavia, le cose stavano fermentando da un po’ di tempo. Per esempio la vicenda dei cosiddetti “Derry Four” (quattro uomini arrestati in Donegal dalla Garda - la polizia irlandese - accusati di appartenenza all’Ira), il nuovo arresto di Terry Mc Cafferty e quello di Colin Duffy, hanno giocato la loro parte nel contribuire all’aumento del supporto a coloro che da sempre si oppongono agli accordi del Venerdì Santo e naturalmente ad organizzazioni come il 32CSM. Il repubblicanesimo sta giungendo alla conclusione che l’accordo di Venerdì Santo ha rinforzato il dominio britannico in Irlanda, e non lo ha indebolito come affermato dai nostri ex compagni.
Kevin McQuillan: Le proteste non si sono mai concluse. Solo erano state infiltrate, dirette, controllate per farle diventare inefficaci come una risata sotto la stretta vigilanza del Sinn Fein. Quel che pensiamo è stato testimoniato ora – non solo in riferimento alle proteste contro le marce orangiste cacciate dai quartieri repubblicani - ma nelle associazioni dei residenti e della comunità, che manifestano le loro esigenze rispetto a questioni come quelle del diritto alla casa, è un risorgere della fiducia nella politica di strada.

Lo Sinn Fein ha ancora appoggio popolare? Cosa pensano gli irlandesi del partito di Gerry Adams?

Ciaran Boyle: Ha un mandato significativo ma decrescente nella politica irlandese. Tuttavia per il cosiddetto Gerrymandering (parola d’origine inglese che rappresenta un metodo ingannevole per ridisegnare i confini dei collegi nel sistema elettorale maggioritario) lo Sinn Fein di non ha nessuna prospettiva di ottenere un mandato democratico di maggioranza nelle sei contee occupate. La politica costituzionale non espellerà mai il governo britannico dall’Irlanda. Come giovane membro della 32CSM, io vedo Adams come un capo politico che è stato corrotto dal potere e dalla ricchezza. È completamente dal fuori dalla realtà nella quale vive la gente della classe lavoratrice della mia città natale, in particolare i giovani.
Kevin McQuillan: Lo Sinn Fein è il più grande partito nazionalista nelle sei contee. È un fatto. Non c’è motivo di dubitare che resterà così nel breve e medio termine. Quel che accade è che continueranno a perdere il supporto ed i voti dei nazionalisti della classe lavoratrice. A ciò si aggiunge il fatto che lo SF ha generato una situazione per cui la sua popolarità iniziale nelle aree centrali repubblicane e nazionaliste è stata sostituita, non in piccola parte attraverso il loro condizionamento, da una dipendenza. A meno che non arrivi un radicale e unito movimento Repubblicano Socialista in alternativa…nelle strade o in occasione delle elezioni…

Quanti sono gli arrestati per gli scontri di questi giorni? Chi sono, quanti anni hanno e di cosa sono accusati? Cosa devono aspettarsi?

Ciaran Boyle: Parecchi giovani sono stati arrestati (in due sono stati fortunatamente rilasciati giovedì, ndr). È troppo presto per determinare l’età o l’affiliazione politica. Ma chiunque venga arrestato peri cosiddetti “reati di terrorismo” può essere tenuto in custodia fino a 28 giorni senza alcuna accusa formale. Circostanze che sono già state esaminate dalle organizzazioni e da avvocati che si occupano di i diritti umani.
Kevin McQuillan: I numeri che ci segnalano stanno variando in un modo difficile da quantificare esattamente al momento. Sappiamo che due uomini di 20 anni sono stati arrestati in relazione a dei colpi di arma da fuoco esplosi contro laRUC/PSNI (poi rilasciati, ndr). Altri, dei ragazzi sui 17 anni, sono stati arrestati per gli scontri. Nessuno di noi è a conoscenza di loro affiliazioni a qualcuno dei gruppi Repubblicani anti-accordo.

L’Irlanda è parte dell’Europa, perché, secondo voi, l’informazione europea si disinteressa di un conflitto così importante che riguarda un Paese europeo?

Ciaran Boyle: È nell’interesse dell’Unione Europea per gli ovvi motivi, finanziari, di mostrare gli avvenimenti recenti in Irlanda come semplici atti criminali. Il controllo dei media è la più grande arma dell’occupante. La Gran Bretagna ha ridotto al silenzio tutti i media che avrebbero potuto far notare che il contributo all’IRA e la resistenza alla sua presenza illegale sta sviluppandosi. Se i media britannici non riescono a segnalare che cosa realmente sta accadendo i media europei seguono la stessa logica. Perciò è importante che raggiungiamo i media in Europa che sono conosciuti per il loro giornalismo onesto.
Kevin McQuillan: Abbastanza semplicemente, in assenza di giornalisti coraggiosi che vogliono andare a cercare le vere “storie” ..... i media internazionali preferiscono prendere le notizie dai comunicati stampa del governo britannico si uniformano a quel che vedono ed ascoltano dalla BBC.

Gli inglesi hanno mai voluto la pace?

Ciaran Boyle: I lealisti sono uno strumento dell’occupazione illegale dell’Irlanda, che è controllata dai britannici. È attualmente negli interessi britannici descrivere l’occupazione come normale e pacifica. Il governo britannico può rapidamente “premere l’interruttore” che attiva gli squadroni della morte lealisti quando lo ritiene giusto. Il 75% dell’isola d’Irlanda aspira ad una Irlanda unita. Quel che chiede il 32CSM è che la Gran Bretagna riconosca il dritto della gente irlandese alla sua autodeterminazione nazionale. Attualmente ci rifiutano questo diritto, che è la causa del conflitto in Irlanda. La gente delle 26 contee può, come ora, essere in disaccordo strategico con noi, tuttavia sono d’accordo con il nostro obiettivo: l’Irlanda unita, sovrana ed indivisibile.
Kevin McQuillan:
Le sei contee sono state divise dal resto dell’Irlanda nell’ambito di uno stato d’emergenza. Il lealismo e i lealisti erano e sono immersi in questo e sono estremamente ostili a qualunque cosa sia irlandese, cattolico, nazionalista o Repubblicano.

Cosa accadrà nei prossimi giorni? Le proteste continueranno?

Ciaran Boyle: Mi attendo più arresti e proteste. A Derry abbiamo un’altra parata lealista ben conosciuta, in questi ultimi anni, per quello che scatena. I membri locali del 32CSM stanno anche progettando di protestare contro un vertice della polizia britannica che dovrò avere luogo nel Bogside. Il governo britannico deve realizzare che finché occuperà questo Paese o qualunque altro Paese incontrerà una resistenza feroce.
Kevin McQuillan: La storia di degli scontri urbani, qui, durante gli anni passati, dice che le cose dovrebbero calmarsi. A meno che RUC/PSNI non continuino con i loro atti di provocazione, con l’infastidire i giovani, con le incursioni nelle case.


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