martedì 17 novembre 2009

Arrestata Marian Price


Marian Price, portavoce del 32 County Sovereignty Movement, è arrestata stamattina a West Belfast. Oltre a lei, prelevato dalla PSNI anche un uomo, trentanovenne, originario di Tyrone.
Marian Price è stata arrestata alle 07.30 di stamattina. Mentre la PSNI era impegnata nella perquisizione della sua abitazione Avenue Stockman, nei pressi della M1, a bordo di una Land Rover è arrivata una squadra di agenti armati fino ai denti con indosso giubbetti antiproiettile, che ha prelevato la donna.
Marion Price e l’uomo di cui non si conoscono ancora le generalità sono ora trattenuti nella caserma di Antrim per essere sottoposti ad interrogatorio.
Marian Price è una figura di spicco del movimento repubblicano in Irlanda. Fu accusata e incarcerata per l’attentato all’Old Bailey di Londra, insieme all’attuale esponente di spicco dello Sinn Fein, Gerry Kelly, in cui trovò la morte un uomo e 200 furono i feriti.
Al tempo dell’Accordo del Venerdì Santo ha guidato il gruppo scissionista dello Sinn Fein, andando a formare poi il gruppo del 32csm, ritenuto collegato al Real IRA, gruppo paramilitare repubblicano che ha rivendicato l’attentato di Massereene.
Sono 14 le persone fino ad ora arrestate in connessione all’attentato alla base militare di Massereene. In carcere fino ad ora solo Colin Duffy e Brian Shivers. Quest’ultimo si trova agli arresti domiciliari a causa delle precarie condizioni di saluti. L’uomo è infatti affetto da fibrosi cistica.

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martedì 27 ottobre 2009

Calendari 2010 dell'IRPWA

Calendari 2010 disponibile. Per informazione vi prego di contattare napoli32csm@gmail.com per i prezzi e preordine.


Saranno disponibile i lavori dei POW e dipinti a breve. Se siete interessati vi prego di mandare un mail a napoli32csm@gmail.com



giovedì 15 ottobre 2009

Noel Maguire verrà trasferito!!!

Dopo una lunga campagna sembra essere stata confermata. Noel Maguire, imprigionato in Inghilterra, ha finalmente ricevuto il permesso di trasferire le prigioni e sta per essere spostato in Irlanda.

Sono stata informata che Jack Straw, ministro della Giustizia (UK), ha firmato i documenti di trasferimento il 5 ottobre 2009, il che significa che ora che è oggetto di un trasferimento a Maghaberry in qualsiasi momento.

Noel è attualmente detenuto nel carcere di Whitemoor, Cambridge, ma si pensa che che Noel sarà trasferito al carcere di Maghaberry questo mese.

Noel aveva inizialmente chiesto un trasferimento al carcere di Portloaise nella Repubblica d'Irlanda, per essere più vicino alla sua famiglia, ma tutte e cinque le sue domande sono state respinte dal ministro della Giustizia irlandese, nonostante il fatto che Noel è un cittadino irlandese in proprio e di un titolare di un passaporto irlandese. Inoltre, tutti i convenuti di Noel sono stati poi trasferiti nella Repubblica d'Irlanda, dove stanno scontando la loro pena.

Le ragioni che sono state date Noel dal governo irlandese per aver rifiutato il suo rimpatrio in Irlanda sono stati ingiustificata.

Dopo cinque tentativi falliti di applicazione per il trasferimento al carcere di Portlaoise, Noel ha deciso di applicare per il trasferimento al carcere di Maghaberry.

Noel è molto eccitato all'idea di essere trasferito e non si sa ancora se continuerà ad applicare di nuovo per il trasferimento al carcere di Portlaoise.

Italy 32CSM ringrazia tutte le persone che hanno scritto, chiamato e protestato per Noel e che hanno sostenuto sia noi che Noel in questa lotta che abbiamo finalmente vinto!

lunedì 12 ottobre 2009

John Brady


video



John Brady RIP
Statement 32 County Sovereignty Movement
6/10/09

On behalf on the 32CSM I would like to extend our deepest sympathies to the family of John Brady who died whilst in police custody.

We echo the concerns of the family and the broad republican movement that answers surrounding the circumstances of John’s death be immediately forthcoming.

The issue of sustained harassment of republicans by British forces cannot be divorced from the search for those answers.

Equally the use of the ‘Release Under Licence’ system as a mechanism to coerce political expression and as a blunt instrument to re-intern republicans on the flimsiest of grounds needs to be fully exposed.

We offer our full support to John’s family in their quest for the truth concerning his death.

Francie Mackey
Chairperson 32CSM

John non si è suicidato. La famiglia Brady parla con Suzanne Breen

Il repubblicano John Brady aveva litigato con il cognato mentre si trovava in permesso. E’ finito impiccandosi con i lacci in una cella della polizia paramilitare. La sua famiglia non crede si tratti di suicidio

“Mio figlio non si è ucciso. Non avrebbe dato quel piacere alla polizia, non gli avrebbe permesso di sconfiggerlo”, dice Margaret Brady. “E lui mi amava troppo per mettere fine alla sua vita. Sapeva che mi avrebbe annientato”.

Ci troviamo nel salotto di un’abitazione di Strabane. Di sopra il figlio di Margaret, John, giace in una bara. Indossa una maglietta da calcio – il suo amato Liverpool. Ma i simboli della sua altra passione sono tutti intorno. Un tricolore avvolge il suo corpo. I suoi guanti neri ed il basco sono presenti.

John Brady with Margaret and LornaJohn Brady è stato trovato impiccato per i propri lacci nella stazione di polizia di Strand Road a Derry, lo scorso fine settimana. Aveva 40 ani. Aveva trascorso quasi metà della sua vita in carcere. I primi anni per reati repubblicani, compreso l’omicidio di un poliziotto. Gli ultimi 5 anni erano di vero internamento, dice la sua famiglia. Brady era stato incarcerato per nulla.

Un piccolo gruppo di sostenitori ha portato avanti una lunga campagna, senza sostegno della corrente politica, per farlo rilasciare. Alla fine, hanno avuto successo. Brady sarebbe stato rilasciato in maniera definitiva il prossimo mese. Aveva iniziato a ritornare a casa per il fine settimana.

Poi venerdì 2 ottobre è stato arrestato. Venne interrogato per l’aggressione e la minaccia di morte contro suo cognato avvenuta durante quella giornata, che John negò. La polizia lo trattenne per tutta la notte e si apprestava a presentare formale accusa. Così John Brady non sopportava di trascorrere ancora un lungo periodo in prigione o è successo qualcosa di più sinistro nella caserma di Strand Road, sabato scorso?

All’inizio, nessuno riteneva Brady potesse essersi suicidato. “Il suicidio sarebbe stata un’azione lontana da lui”, disse il suo amico Paddy Brown.

La casa si sta riempendo all’inverosimile di partecipanti alle esequie. Non solo dal Nord: repubblicani di Dublino, Cork, Kildare, Limerick e Monaghan sono presenti. Circa 100 persone hanno fatto la fila all’esterno in una notte fredda per entrare nella casa dove ha luogo la veglia. Le donne offrono sandwich e tè.

Ho aspettato così tanto il suo ritorno

“Venite di sopra”, qualcuno dice al Sunday Tribune. Superiamo una dozzina di uomini e donne in camicia bianca, cravatta e pantaloni nera nell’ingresso. “Aspetti qui un minuto, signore”, viene detto al nostro fotografo. Quindi siamo entrati nella stanza da letto dove giace Brady, un crocifisso sopra il feretro, un tricolore con l’arpa posizionato lì a fianco.

Quattro uomini con il passamontagna, giubbotto mimetico, pantaloni neri e stivali stanno di guardia. Due sono armati con pistole calibro .32; uno con un fucile AK-47. La stanza dice molto sulle complessità del Nord. Il duro mondo paramilitare viene attenuato dall’umanità della vita repubblicana di tutti i giorni – i paralumi e le tende del Liverpool acquistate da Brady mentre era in permesso. Tra le candele e le rose rosse, Margaret ha posizionato le cartoline che suo figlio le spediva dalla prigione. Una mostra la foto di un orso. “Mi manchi, non riesco a sopportare quando siamo lontani”, recita.

Margaret inizia a piangere: “Ho aspettato così tanto il suo ritorno a casa ma non dentro una bara. Se fosse stato ucciso mentre in servizio attivo, non mi sarei lamentata. Morire in una stazione di polizia quando non aveva fatto nulla di sbagliato è differente”.

Lorna BradySono una famiglia molto repubblicana, dice la sorella di John, Lorna. “Mio padre era prigioniero IRA a Portlaoise negli anni Ottanta. Crescendo, John era come un padre per me. Quando avevo sei anni, mi portò a vedere Babbo Natale. on molti quattordicenni lo avrebbero fatto per la loro sorellina”.

Brady entrò nell’IRA a 16 anni, ricorda la madre: “Mi disse, ‘ Se mi ami, me lo lascerai fare’. E così feci. Il repubblicanesimo era dentro di te”. Brady venne condannato all’ergastolo per la morte del poliziotto della RUC David Black, avvenuta nel 1989. Suo fratello Ben e sua madre vennero accusati di nascondere informazioni.

“E’ difficile per una madre stare tra i suoi due figli in tribunale”, dice Margaret. “Ma John disse, ‘ Tieni alta la testa mamma’ e così ho fatto ed ero orgogliosa dei miei figli”. Ben ricevette una condanna a quattro anni; Margaret subì una condanna a du anni, con sentenza sospesa.

John Brady venne liberato con la licenza di rilascio anticipato ottenuta in base all’Accordo del Venerdì Santo del 1998. Entrò nello Sinn Fein ma venne subito deluso, accusando la dirigenza di “tradimento”. Entrò quindi nella Real IRA.

Nel 2003, venne arrestato insieme a due donne dalla polizia vicino al confine con il Donegal. Nell’auto venero trovate alcune pistole. Il trio fu arrestato ma in seguito il caso venne abbandonato. La Real IRA affermò che il motivo di tale azione era proteggere un informatore, il cui nome era conosciuto dalla formazione repubblicana.

Le due donne furono rilasciate, ma non Brady. “La sua licenza di rilascio anticipato fu revocata”, afferma Lorna. “Ma il caso giunse davanti alla Life Sentence Review Commission e sembrava molto favorevole. Quindi, ad un tratto, John fu accusato in base ad un indizio di DNA a basso numero di copie di aver cercato di assassinare un soldato a Tyrone nel 2002.

“Dopo che tale prova fu screditata nel processo per la bomba di Omagh, il caso contro John venne abbandonato. Ancora una volta, senza alcuna accusa loro (la polizia) non lo fecero uscire dal carcere di Maghaberry”. Non era mai depresso, riferisce la madre: “Non era difficile visitarlo. Gli altri visitatori piangevano quando lasciavano i prigionieri che erano giù di morale. A noi non succedeva mai perché John era sempre sorridente”.

Frustrato per essere tenuto in carcere senza accusa, Brady chiese al gruppo di sostegno ai prigionieri della Real IRA di toglierlo dalla lista. Poi, chiese il trasferimento dall’ala repubblicana a quella dei criminali comuni. “Ruppe tutti i legami con il movimento repubblicano”; riferisce Marian Price del 32 County Sovereignty Movement. “Non aveva altra scelta perché le autorità usavano ogni mezzo per tenerlo in prigione. E comprensibilmente voleva uscire e condurre una vita normale”.

Per le prossime cinque settimane, a Brady era stato concesso il rilascio sulla parola per i fine settimana e sarebbe stato liberato in maniera definitiva il mese prossimo. “La mia guerra è finita”, disse agli amici di Strabane. Restava un repubblicano ma credeva che la “lotta armata” non era la via da seguire. Quindi lo scorso fine settimana, si trovò invischiato in una disputa familiare.

La sorella più grande di Brady, Martina, è sposata con il vignettista politico John Kennedy, il cui lavoro viene pubblicato dal Mirror e da altre testate statunitensi. Kennedy è conosciuto per le sue politiche radicali e alcune illustrazioni sono state critiche sulla polizia paramilitare (la PSNI , Ndt).

Argomento

John Brady | Guard of HonourI Kennedy ed i Brady ruppero i rapporti due anni fa. Margaret Brady afferma che non poteva vedere suo nipote. Anche regali e cartoline venivano respinti al mittente.

Intorno alle 15 di venerdì 2 ottobre, John Brady era andato a prendere i figli di un amico dalla scuola di Barrack Street a Strabane.

Un litigio scoppiò con John Kennedy, anche lui a scuola per prendere il figlio. Subito dopo il fatto, Brady ha immediatamente informato il responsabile del progetto di pre-rilascio a proposito dell’incidente e si offrì di ritornare in carcere, afferma la famiglia.

Gli venne detto di contattare la polizia fornendo dettagli del suo alterco. La famiglia di Brady rivela che telefonò alla polizia e gli venne chiesto se voleva sporgere denuncia contro John Kennedy. Lui rispose di no, ma chiese di registrare l’incidente.

Intorno alle 20:30 la polizia arrestò Brady. John Kennedy aveva presentato una denuncia. “Mio fratello mi ha chiamato due volte dalla caserma”, prosegue Lorna. “Era su di morale. Sono andata a Strand Road sabato pomeriggio con un cambio di vestiti da dargli. Sono rimasta lì per due ore ma non mi hanno permesso di vederlo”.

L’avvocato di Brady, John Finucane, arrivò a Strand Road alle 21:30. Trovò il suo cliente, come sempre, calmo e rilassato. Indossava una maglietta del Liverpool. Da tifoso del Manchester United, Finucane scherzò con lui, dicendo che se avesse saputo di chi era tifoso, non si sarebbe presentato.

Finucane riteneva la polizia non avesse le prove per accusare Brady, che negava di aver aggredito o aver minacciato di morte Kennedy. Brady riferì di avere tre testimoni che sostenevano la sua versione del litigio. Fornì alla polizia i loro dettagli. Nonostante fosse stato tenuto in custodia per quasi 20 ore, fu interrogato per solo 42 minuti.

Alle 16, Finucane fu informato che il suo cliente stava per essere accusato formalmente. Non c’era panico nell’atteggiamento di Brady. Come avvocato aveva imparato a leggere, attraverso i cambiamenti nel comportamento o nell’espressione, se qualcuno era particolarmente vulnerabile. Alle 16:35 Finucane lasciò Brady nella stanza per i consulti legali e andò a parlare con la polizia.

Si trattenne 15 minuti, 20 al massimo. Quando ritornò indietro, trovò Brady penzolare dalla finestra, impiccato con i lacci delle scarpe da ginnastica. Chiamò subito la polizia. I paramedici provarono a rianimare Brady, ma era troppo tardi.

John BradyFinucane ha importanti domande sul motivo per cui Brady fu arrestato, in primo luogo. Se qualcuno avesse sporto denuncia contro qualcuno, gli avrebbero semplicemente chiesto di presentarsi presso una stazione di polizia in una data concordata, non arrestato in quella maniera. Pensa anche che Brady era stato accusato formalmente prima che il processo investigativo fosse adeguatamente concluso. Il giovane avvocato, il cui padre Pat fu assassinato nel 1989, comunicò la notizia ai Brady. “John FInucane telefonò e disse che aveva bisogno di vedermi”, ricorda Lorna. “L’ho incontrato nel parcheggio del supermercato Asda e mi disse che mio fratello era morto”.

Avendo saputo della morte di suo figlio, Margaret Brady tolse tutte le fotografie di sua figlia Martina – la moglie di John Kennedy – da casa. Però le foto dei tre nipoti restano in mostra.

“Pregherò per mia figlia ogni giorno della mia vita, ma non le parlerò più”, dice Margaret. “Nel mondo repubblicano, si coinvolge la polizia solo per lo stupro o gli abusi sui bambini. Certamente non si denuncia un prigionieri in licenza. Suo padre si rotolerebbe nella tomba”.

Margaret chiese ad un intermediario di riferire ai Kennedy, che vivono a soli 100 metri da casa sua, che sarebbe meglio se lasciassero Strabane. “Non era per vendetta. Gli animi si stavano surriscaldando. Ero preoccupata per ciò che possono farei residenti della zona. Ho tre nipoti che amo in quella casa e li voglio al sicuro”.

Lasciare il Nord

I Kennedy hanno lasciato il Nord. Il Sunday Tribune ha contattato John Kennedy via email per avere un commento, ma non ha ricevuto risposta. Ma le domande più scottanti riguardano il trattamento di John Brady mentre si trovava a Strand Row.

La famiglia vuole sapere perché John indossava ancora le scarpe da ginnastica e perché la polizia non lo riportò subito in cella quando Finucane lasciò la stanza dei colloqui.

Protesta davanti alla stazione PSNI di Strand Road a DerryIl repubblicano Gary Donnelly è stato interrogato molte volte a Strand Road: “Ogni volta che vieni portato là dentro, devi toglierti le scarpe, la cintura e la gioielleria. Mi chiesero perfino di togliere il cordoncino dai pantaloni della tuta da ginnastica.

“E’ una procedura standard così un prigioniero non può fare del male a sé stesso o ad un agente. Perché non è successo lo stesso con John? Ed è bizzarro che sia stato lasciato da solo nella stanza dei colloqui legali, uno degli unici luoghi della caserma senza una telecamera (di sorveglianza). Ogni volta che il mio avvocato lasciava la stanza, i poliziotti mi riportavano subito in cella”.

La polizia paramilitare è più dura a Derry, per la forte presenza repubblicana, rispetto ad altre parti del Nord, riferisce Donnelly. Più volte la polizia lo picchiò mentre era in custodia.

L’ex prigioniero dell’INLA Willie Gallagher conosceva bene Brady. “Vidi John la scorsa settimana ed era più ottimista che mai. Sperava di trasferirsi in Donegal quando sarebbe stato rilasciato in maniera permanente perché diceva che la polizia paramilitare non gli avrebbe mai lasciato in pace nel Nord. Aveva in programma lezioni di informatica. Non credo si sia ucciso. Ma, anche se così fosse, la polizia paramilitare gli ha fatto passare il segno e, come organizzazione, sono responsabili per la sua morte”.

I Brady non hanno alcuna fiducia nelle indagini del Police Ombudsman sulla questione. Mentre la guerra di John Brady era terminata, ironicamente la sua morte ha innalzato il sentimento repubblicano.

Nelle finestre principali delle case repubblicane di Strabane, i manifesti “Free John Brady”, stampati anni fa, restano al loro posto. Ora sono affiancati dalle bandiere nere a lutto. E sui muri, ci sono graffiti freschi: “John Brady è libero. Riposa in pace, Amico”.


lunedì 5 ottobre 2009

Rinvenuto in una cella di una stazione di polizia di Derry il corpo privo di vita di John Brady


Rinvenuto in una cella di una stazione di polizia di Derry il corpo privo di vita di John Brady


John Brady, 40 anni e noto repubblicano, è stato rinvenuto morto nella stazione di polizia di Strand Road di Derry, dove era stato portato a seguito dell’arresto avvenuto lo scorso venerdì. Pare sia stato sottoposto ad interrogatorio in relazione ad un assalimento. Il condizionale è d’obbligo soprattutto se si cerca di far luce sulle cause del decesso.
Fonti della polizia e lo stesso Police Ombudsman Al Hutchinson citano tra le ipotesi più fondate, quella del suicidio.
Intanto è stata fissata per lunedì 5 ottobre l’autopsia.
“Il nostro ufficio ha bisogno di condurre un’indagine equa, indipendente e imparziale sulla sua morte.”
“E’ importante in questo momento di dolore che la famiglia del Sig Brady ha il nostro supporto e sicuramente la nostra assicurazione che verrà condotta un’indagine equa e imparziale sulle cause della morte”, ha dichiarato Hutchinson.
John Brady venne accusato nel 2002 di aver piazzato una bomba sotto l’auto di un ex soldato del RIR. La causa sfumò a favore di Brady perchè basata su insufficienti tracce di DNA.
Venne arrestato nel 1989 per l’uccisone di un poliziotto. Nel 1991, si dichiarò colpevole di aver ucciso il Reserve Constable del RUC David Black. Fu inizialmente rilasciato con licenza nel 1998, dopo l’accordo del Venerdì Santo, licenza successivamente revocata e Brady fu costretto a ritornare in carcere nel novembre 2003.
Doherty, Sinn Fein, ha definito la morte di John Brady come “una tragica perdita”.
“Ci sono ovviamente problemi di grave preoccupazione su come John Brady sia morto durante le ore diurne, quando si trovava in custodia della polizia”, ha detto.
“Mentre tutti i dettagli che circondano questa morte non sono chiare, è essenziale che ci sia un’indagine completa e aperta da parte del Police Ombudsman”.
Il mistero sulla morte di John Brady si va ad aggiungere alla notizia dei giorni scorsi della sospensione dal servizio di alcuni membri del personale carcerario di Maghaberry, indagati per la morte di John Anthony Deery, 50 anni, trovato nella sua certa e spirato al Royal Victoria Hospital di Belfast. Su questo caso è stata aperta un’inchiesta dal Police Ombudsman Pauline McCabe.

(*Nota)
Per dovere di cronaca, anche se in assenza di notizie certe e confermate, riteniamo opportuno rilevare le dichiarazioni della famiglia di John Brady, totalmente contraria all’ipotesi di morte per suicidio. Si parla di un alterco avvenuto nel pomeriggio di venerdì tra John e il cognato. Brady è stato poi arrestato con l’accusa di minaccia. L’avvocato difensonre gli ha parlato per l’ultima volta alle 15 circa di sabato ed ha riferito alla famiglia di averlo trovato in gran forma e in attesa di essere liberato dal carcere dopo la conferma della sua versione dei fatti da parte di testimoni. Alle 16 l’avvocato ha richiamato i familiari informandoli della morte del loro caro. E’ dato a sapeere che il corpo sia stato rinvenuto in una ’stanza’ senza specificare se si trattasse della sala interrogatori o della sala di consultazione giuridica.


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domenica 13 settembre 2009

RIRA a Derry

Il Real IRA ha rivendicato 2 attacchi bomba e le azioni punitive delle ultime ore

Poliziotti nell’occhio del mirino del Real IRA a Derry.
Due ordigni sono stati infatti collocati nei pressi delle abitazioni di parenti di un ufficiale del PSNI.
Uno è esploso questa mattina, e si tratta di quello che era stato collocato all’esterno della casa dei suoi genitori, nell’area di Shantallow.
Non ci sono feriti, ma un’auto è rimasta danneggiata.
Un secondo dispositivo è stato rinvenuto nei pressi della casa del medesimo poliziotto, situata in Kylemore Park.
Molte persone sono state costrette ad evacuare le loro abitazioni dopo il ritrovamento del secondo ordigno, alle 7.30 di questa mattina.
Verso l’1.30 di stanotte, un uomo è stato colpito alle gambe e alla mano sinistra nella zona di Ballymagroarty a Derry, da un gruppo di uomini che ha fatto irruzione nella sua abitazione. Le sue condizioni sono stabili.
Il Real IRA ha rivendicato tutta questa serie di attacchi, considerati dalla polizia come un tentativo da parte dei dissidenti repubblicani di ottenere il controllo delle aree nazionaliste.
Unanime la condanna degli esponenti politici, che definiscono codardo l’attacco perchè ordito nei confronti di chi sta lavorando per progredire verso la pace. Ribadito il messaggio che il cammino dell’Irlanda del Nord non si fermerà e che i dissidenti non potranno contare sul sostegno della comunità.


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REPUBBLICANO ASSOLTO DALL’ACCUSA DI AGGRESSIONE A UFFICIALI DEL PSNI

REPUBBLICANO ASSOLTO DALL’ACCUSA DI AGGRESSIONE A UFFICIALI DEL PSNI

Gary Donnelly assolto dall’accusa di aver assalito tre agenti di polizia presso la Londonderry Magistrates Court.

Il Giudice Mervyn Bates ha ritenuto non dimostrabile oltre ogni ragionevole dubbio la colpevolezza del repubblicano Gary Donnelly.
La difesa aveva valutato in 16 o 17 le incoerenze nelle prove presentate dal PSNI.
Donnelly era stato accusato di aver preso a spallate un ufficiale costretto contro la ringhiera e di aver preso a calci 2 agenti mentre lo scortavano davanti alla corte in manette, per una protesta avvenuta a Raytheon nell’agosto del 2006.
Di vitale importanza, come ha ammesso il giudice, è stata la testimonianza del giornalista irlandese Seamus McKinney. Egli ha dichiarato che Gary Donnelly era stato buttato a terra da due agenti, mentre stava cercando di salutare la folla.
Donnelly uscendo dal tribunale, ha affermato che questa è la quarta volta in cui viene assolto dall’accusa di aggressione ad ufficiali di polizia.

mercoledì 29 luglio 2009

Questione nordirlandese: dal super carcere parla un prigioniero repubblicano

Questione nordirlandese: dal super carcere parla un prigioniero repubblicano

Belfast, i turisti dell'Ira

di Tommaso Della Longa e Giampaolo Musumeci

Detenuti politici? Sembra assurdo, ma nell’Unione europea del Terzo millennio c’è ancora chi viene arrestato per reati di opinione e di sospetta affiliazione.

Accade nellIrlanda del Nord, quella della pace negata, quella di Belfast e dei suoi muri, quella dove ha sede l’Mi5, quella che assorbe gran parte delle risorse dell’intelligence britannica.
La questione nordirlandese scotta.

Siamo entrati nel carcere di massima sicurezza di Maghaberry, pochi chilometri a nord di Belfast. Abbiamo parlato con una delle “colonne” della storia della resistenza repubblicana irlandese, Terry McCafferty. Condannato a 12 anni per aver piazzato una bomba e per essere stato membro della Real Ira, l’ala radicale del movimento repubblicano, era stato scarcerato dopo sei anni.

Libero, parte per la luna di miele con la moglie e, appena tornato, a pochi giorni da Natale, viene arrestato nuovamente all’aeroporto internazionale di Belfast. Ma senza motivo.

O meglio, per lui si riaprono le porte del penitenziario di Maghaberry “a causa dei suoi principi”.

Com’è avvenuto il suo arresto?
Era il primo natale che avrei potuto passare con i miei figli e invece mi hanno riportato in carcere solo per un sospetto di affiliazione. Adesso sono passati sette mesi e ancora non ho visto neanche un giudice.

Per quale reato l’hanno arrestata?
Finiamo in carcere senza un’imputazione. Per le leggi speciali ci possono tenere qui dentro senza prove solo per 28 giorni. Ma poi per un meccanismo assurdo ci continuano a tenere in prigione per il reato di associazione all’Ira. L’unica prova a mio carico è l’associazione
con gli altri detenuti con cui ho condiviso la cella negli ultimi anni e che sono andato a trovare una volta fuori. Tutto qui. Molto
probabilmente anche voi finirete nella black list. E’ peggio di vent’anni fa: almeno all’epoca si veniva giudicati da una corte inglese, oggi neanche questo.

Avete fatto ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo?
Certo, ma il verdetto potrebbe arrivare anche tra 5 anni. E intanto io, insieme ad altri come me, rimango in carcere.

Com’è la situazione in carcere? Quanti prigionieri politici ci sono?
Qui sono stati rinchiusi una trentina di repubblicani che solo negli ultimi due anni hanno riacquistato, dopo la “dirty protest” e decine
di altre manifestazioni, lo status di prigioniero politico. Possiamo quindi stare tutti insieme in un braccio del penitenziario, vestire abiti civili, occuparci della nostra educazione. Quello per cui Bobby Sands e gli altri scioperanti della fame sono morti nel 1981. Uno status che era stato cancellato dagli accordi del Venerdì santo (leggi l’intervista a Giulio Giorello) firmato dallo Sinn Fein di Adams e McGuinnes che oggi, non solo si è dimenticato dei suoi ex compagni di lotta, ma ha anche iniziato a chiamarli “traditori” e a prenderne le distanze. Addirittura i prigionieri politici sono stati disconosciuti dallo Sinn Fein che ha cercato di farli trattare come criminali comuni”.

Come siete divisi all’interno del carcere?
Dopo aver vinto la nostra battaglia, siamo divisi in due piani, ma almeno siamo tutti insieme, come prigionieri politici repubblicani e non insieme ai criminali comuni. Qui non c’è droga e siamo organizzati per tenere le nostre menti e i nostri corpi sempre attivi. Ci occupiamo dell’educazione alla cultura e alla lingua dei nostri padri.
E anche alla preparazione politica dei nostri militanti.

L’associazione dei prigionieri irlandesi (Irpwa – Irish repubblican prisoner of war association) ha denunciato ripetute violenze nel carcere ai vostri danni. Che cosa ci può raccontare?
Almeno una volta a settimana i secondini ci aggrediscono e ci picchiano con calci, pugni e manganelli. Lo fanno senza motivo, agli
orari più strani solo perché cercano di piegarci mentalmente e fisicamente. Ma non ce la faranno.
Di solito si accaniscono su di noi quando c’è qualche anniversario particolare o quando accade qualcosa fuori dal carcere. Le storie sono sempre le stesse. Pestaggi durante la notte, messi in pratica da secondini ubriachi e che fanno vedere tatuaggi con simboli lealisti. Storie che ovviamente rimangono nel silenzio.


FONTE

martedì 21 luglio 2009

Alta tensione a Belfast: che cosa accadrà ora?

Alta tensione a Belfast: che cosa accadrà ora?



Di Tommaso Della Longa e Giampaolo Musumeci da Belfast

Il fuoco cova sotto la cenere a Belfast e nelle 6 contee del nord. Il processo di pace dopo il Good Friday Agreement non dà i frutti sperati.

La parata orangista del 12 luglio spostata a lunedì 13 ufficialmente per motivi religiosi, ufficiosamente anche per motivi di sicurezza, è stato l’ennesimo ma non il solo detonatore. Gli allarmi bomba delle scorse settimane, e i violenti scontri tra polizia e cattolici il 13 luglio e le notti seguenti nel quartiere di Ardoyne hanno spento gli entusiasmi di chi pensava la questione nordirlandese fosse oramai in via di risoluzione.

I problemi nelle sei contee rimangono irrisolti. I repubblicani più intransigenti condannano la real politik dello Sinn Feinn e lo considerano un partito oramai colluso che non fa nulla per migliorare le condizioni della popolazione cattolica: accesso al lavoro alle scuole, ai finanziamenti sono tuttora spesso vincolati all’appartenenza all’una o all’altra comunità.

Avevo un buon lavoro una volta” racconta una signora cattolica di Carlisle Roadin una manifattura di tabacco qui nel quartiere. Solo che la maggioranza degli operai era protestante. E ho dovuto lasciare il lavoro. Mi hanno picchiata e hanno lasciato la bandiera lealista sul mio macchinario…”.

La politica a Belfast sembra non essere in grado di offrire soluzioni, lasciando così nuovo spazio ai repubblicani armati. L’obbiettivo? La Polizia e l’esercito britannico.

E proprio lo Sinn Feinn il 13 luglio ha dovuto alzare bandiera bianca nel quartiere di Ardoyne, dove cercava di frapporsi fra i cattolici e la polizia che a sua volta aveva formato un cordone per evitare il contatto con la parata orangista.

Membri dello Sinn Feinn del quartiere ma non solo hanno invano e più volte tentato di frenare i giovani che cercavano un ingaggio con la polizia. In pochi minuti però hanno dovuto lasciare quartiere che è rimasto in mano agli agguerriti streetfighters. Politicamente, una sconfitta.

Una pioggia di molotov, fitte sassaiole, barricate, auto incendiate e la polizia che ha risposta con idranti, cariche e proiettili di plastica. Durante gli scontri, un uomo della Real Ira armato di pistola si è fatto largo tra i giovani streetfighters che ingaggiavano contro la polizia, ha puntato, ha sparato, ma non ha centrato il bersaglio. Quello che doveva fare fuoco infatti era un fucile di precisione ritrovato per caso poche ore prima da alcuni ragazzini del quartiere e consegnato al prete di Ardoyne. Il quale, a sua volta, lo ha consegnato alla polizia. Due arresti nei giorni scorsi proprio nel quartiere, dove gli inquirenti sono ancora caccia dell’uomo che ha sparato.

Martin Rafferty, prigioniero politico repubblicano che ha militato in passato tra le file dell’Ira, e incontrato durante una sua breve licenza dal carcere, fotografa così la situazione: “C’è molta tensione dopo la stagione delle marce orangiste, c’è forse un riposizionamento dei repubblicani che vedono che lo Sinn Feinn non sta mantenendo le promesse e c’è ancora disuguaglianza qui nel nord dell’Irlanda. Noi cerchiamo il dialogo con i protestanti, con cui abbiamo molto più in comune di quello che la gente pensa, ma c’è una forza sinistra qui sullo sfondo che fa in modo che noi non abbiamo successo. Ed è per questo che noi repubblicani crediamo che l’unico modo per avere la pace sia che i britannici lascino l’Irlanda”.

La pace, il dialogo? Real e Continuity Ira sono convinte che la lotta armata sia l’unica via e preparano nuove azioni. E intanto la gente vive all’ombra dei muri che a Belfast separano i quartieri cattolici da quelli protestanti.

Vedi il muro lì? Il ‘peacewall’, il muro della pace, serve a dividere le due comunità. Qui la situazione è molto simile alla Palestina” ha detto James, un giovane 26 enne protestante la notte del 12 luglio mentre accatastava legna sul “bonefire”, la tradizionale pira che avrebbe bruciato il tricolore irlandese. E la soluzione della questione delle 6 contee? La soluzione del settarismo e della violenza qui a Belfast? “Non sarà in questa mia vita - racconta sconsolata una donna cattolica: forse i mie nipoti la vedranno, di certo non io”.

FONTE

video

In lotta per un’Irlanda libera e sovrana

In lotta per un’Irlanda libera e sovrana
Alessia Lai


Dopo gli scontri dei giorni scorsi, sembra essersi riaccesa la vena insurrezionalista nordirlandese. La delusione, dagli accordi del ’98, è cresciuta inesorabilmente. Le promesse di una pace che avrebbe dovuto portare diritti e prosperità al popolo nordirlandese si sono rivelate menzogne. Lo Sinn Fein si è perfettamente integrato nel panorama politico britannico e sembra che il suo unico interesse sia la sopravvivenza fine a se stessa dell’organizzazione, che non tutela più i Repubblicani – ormai li definisce “delinquenti” – e ha sacrificato i principi della causa irlandese in cambio degli scranni nel parlamento di Stormont.
Rinascita, in merito, due esponenti Repubblicani irlandesi, Ciaran Boyle, portavoce del 32CSM di Derry, e Kevin McQuillan, del Republican Network for Unity.

Lo Sinn Fein dice che i ragazzi che partecipano agli scontri sono solo dei teppisti senza appoggio popolare. Cosa ne pensate?

Ciaran Boyle: Prima che 13 innocenti civili disarmati fossero uccisi con colpi d’arma da fuoco (il Bloody Sunday, ndr), qui nella città di Derry, nel 1972 l’esercito britannico, unionisti e anche i nazionalisti moderati, descrivevano i rivoltosi del Bogside di Derry come teppisti. Oggi, ci sono membri dello Sinn Fein che imitano la polizia britannica, descrivendo i rivoltosi di Belfast e Derry come delinquenti. Questi giovani hanno agito in difesa della loro zona che era stata attraversata dai membri pesantemente armati della PSNI, giovani il cui unico obiettivo era quello di forzare allontanare l0organizzazione anti cattolica e anti irlandese dal loro quartiere. E se questi giovani non hanno avuto alcun supporto dalla popolazione, come dice lo Sinn Fein, allora perché nessuno è uscito per fermarli?
Kevin McQuillan: È una completa assurdità. Il malcontento sociale e la resistenza esplosi non solo sulle vie dell’Ardoyne, ma anche in altri quartieri di Belfast e delle sei contee lunedì ed ogni notte da allora, sono la conseguenza degli anni di frustrazione e di rabbia. Frustrazione per i fallimentari accordi del Venerdì Santo, che hanno dato vita gli articoli 2 & 3 in cambio di che cosa?!?! ….una foto con Ian Paisley e altri ministri britannici… 11 anno dopo lo Sinn Fein F non ha potuto neppure ottenere una legge la tutela della lingua irlandese. Rabbia per il fatto che le condizioni e le prospettive per la classe lavoratrice nel Nord sono peggiorate progressivamente, mentre il sistema oppressivo della forza di “polizia” politica e paramilitare britannica - RUC/PSNI - è rimasto saldamente al suo posto. Lo sfogo al quale abbiamo assistito è giunto al culmine di tutto questo. Sono stati tutti motivati dagli scritti di James Connolly o dall’esempio di Bobby Sands? TUTTI aderiscono ai principi così come sono stati sanciti nella i nella Proclamation del 1916? Naturalmente no! La loro motivazione arriva chiaramente dalla gioventù Repubblicana ma mista ad altri giovani antiautoritari e, sì, persino con una storia di attività antisociale. È con e per questi giovani che i socialisti repubblicani devono agire.

Perché si sono riaccese le proteste?

Ciaran Boyle: Le proteste sono ricominciate per diversi motivi, alcuni potrebbero dire che sono aumentate dalla recente uccisione del membro delle forze inglesi. Tuttavia, le cose stavano fermentando da un po’ di tempo. Per esempio la vicenda dei cosiddetti “Derry Four” (quattro uomini arrestati in Donegal dalla Garda - la polizia irlandese - accusati di appartenenza all’Ira), il nuovo arresto di Terry Mc Cafferty e quello di Colin Duffy, hanno giocato la loro parte nel contribuire all’aumento del supporto a coloro che da sempre si oppongono agli accordi del Venerdì Santo e naturalmente ad organizzazioni come il 32CSM. Il repubblicanesimo sta giungendo alla conclusione che l’accordo di Venerdì Santo ha rinforzato il dominio britannico in Irlanda, e non lo ha indebolito come affermato dai nostri ex compagni.
Kevin McQuillan: Le proteste non si sono mai concluse. Solo erano state infiltrate, dirette, controllate per farle diventare inefficaci come una risata sotto la stretta vigilanza del Sinn Fein. Quel che pensiamo è stato testimoniato ora – non solo in riferimento alle proteste contro le marce orangiste cacciate dai quartieri repubblicani - ma nelle associazioni dei residenti e della comunità, che manifestano le loro esigenze rispetto a questioni come quelle del diritto alla casa, è un risorgere della fiducia nella politica di strada.

Lo Sinn Fein ha ancora appoggio popolare? Cosa pensano gli irlandesi del partito di Gerry Adams?

Ciaran Boyle: Ha un mandato significativo ma decrescente nella politica irlandese. Tuttavia per il cosiddetto Gerrymandering (parola d’origine inglese che rappresenta un metodo ingannevole per ridisegnare i confini dei collegi nel sistema elettorale maggioritario) lo Sinn Fein di non ha nessuna prospettiva di ottenere un mandato democratico di maggioranza nelle sei contee occupate. La politica costituzionale non espellerà mai il governo britannico dall’Irlanda. Come giovane membro della 32CSM, io vedo Adams come un capo politico che è stato corrotto dal potere e dalla ricchezza. È completamente dal fuori dalla realtà nella quale vive la gente della classe lavoratrice della mia città natale, in particolare i giovani.
Kevin McQuillan: Lo Sinn Fein è il più grande partito nazionalista nelle sei contee. È un fatto. Non c’è motivo di dubitare che resterà così nel breve e medio termine. Quel che accade è che continueranno a perdere il supporto ed i voti dei nazionalisti della classe lavoratrice. A ciò si aggiunge il fatto che lo SF ha generato una situazione per cui la sua popolarità iniziale nelle aree centrali repubblicane e nazionaliste è stata sostituita, non in piccola parte attraverso il loro condizionamento, da una dipendenza. A meno che non arrivi un radicale e unito movimento Repubblicano Socialista in alternativa…nelle strade o in occasione delle elezioni…

Quanti sono gli arrestati per gli scontri di questi giorni? Chi sono, quanti anni hanno e di cosa sono accusati? Cosa devono aspettarsi?

Ciaran Boyle: Parecchi giovani sono stati arrestati (in due sono stati fortunatamente rilasciati giovedì, ndr). È troppo presto per determinare l’età o l’affiliazione politica. Ma chiunque venga arrestato peri cosiddetti “reati di terrorismo” può essere tenuto in custodia fino a 28 giorni senza alcuna accusa formale. Circostanze che sono già state esaminate dalle organizzazioni e da avvocati che si occupano di i diritti umani.
Kevin McQuillan: I numeri che ci segnalano stanno variando in un modo difficile da quantificare esattamente al momento. Sappiamo che due uomini di 20 anni sono stati arrestati in relazione a dei colpi di arma da fuoco esplosi contro laRUC/PSNI (poi rilasciati, ndr). Altri, dei ragazzi sui 17 anni, sono stati arrestati per gli scontri. Nessuno di noi è a conoscenza di loro affiliazioni a qualcuno dei gruppi Repubblicani anti-accordo.

L’Irlanda è parte dell’Europa, perché, secondo voi, l’informazione europea si disinteressa di un conflitto così importante che riguarda un Paese europeo?

Ciaran Boyle: È nell’interesse dell’Unione Europea per gli ovvi motivi, finanziari, di mostrare gli avvenimenti recenti in Irlanda come semplici atti criminali. Il controllo dei media è la più grande arma dell’occupante. La Gran Bretagna ha ridotto al silenzio tutti i media che avrebbero potuto far notare che il contributo all’IRA e la resistenza alla sua presenza illegale sta sviluppandosi. Se i media britannici non riescono a segnalare che cosa realmente sta accadendo i media europei seguono la stessa logica. Perciò è importante che raggiungiamo i media in Europa che sono conosciuti per il loro giornalismo onesto.
Kevin McQuillan: Abbastanza semplicemente, in assenza di giornalisti coraggiosi che vogliono andare a cercare le vere “storie” ..... i media internazionali preferiscono prendere le notizie dai comunicati stampa del governo britannico si uniformano a quel che vedono ed ascoltano dalla BBC.

Gli inglesi hanno mai voluto la pace?

Ciaran Boyle: I lealisti sono uno strumento dell’occupazione illegale dell’Irlanda, che è controllata dai britannici. È attualmente negli interessi britannici descrivere l’occupazione come normale e pacifica. Il governo britannico può rapidamente “premere l’interruttore” che attiva gli squadroni della morte lealisti quando lo ritiene giusto. Il 75% dell’isola d’Irlanda aspira ad una Irlanda unita. Quel che chiede il 32CSM è che la Gran Bretagna riconosca il dritto della gente irlandese alla sua autodeterminazione nazionale. Attualmente ci rifiutano questo diritto, che è la causa del conflitto in Irlanda. La gente delle 26 contee può, come ora, essere in disaccordo strategico con noi, tuttavia sono d’accordo con il nostro obiettivo: l’Irlanda unita, sovrana ed indivisibile.
Kevin McQuillan:
Le sei contee sono state divise dal resto dell’Irlanda nell’ambito di uno stato d’emergenza. Il lealismo e i lealisti erano e sono immersi in questo e sono estremamente ostili a qualunque cosa sia irlandese, cattolico, nazionalista o Repubblicano.

Cosa accadrà nei prossimi giorni? Le proteste continueranno?

Ciaran Boyle: Mi attendo più arresti e proteste. A Derry abbiamo un’altra parata lealista ben conosciuta, in questi ultimi anni, per quello che scatena. I membri locali del 32CSM stanno anche progettando di protestare contro un vertice della polizia britannica che dovrò avere luogo nel Bogside. Il governo britannico deve realizzare che finché occuperà questo Paese o qualunque altro Paese incontrerà una resistenza feroce.
Kevin McQuillan: La storia di degli scontri urbani, qui, durante gli anni passati, dice che le cose dovrebbero calmarsi. A meno che RUC/PSNI non continuino con i loro atti di provocazione, con l’infastidire i giovani, con le incursioni nelle case.


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Soli contro tutti

Soli contro tutti
Alessia Lai


Tre giorni consecutivi di scontri nelle città delle sei contee occupate. Lo Sinn Fein condanna i rivoltosi e ancora una volta si schiera con gli occupanti.

“Fottuto irlandese, hai paura eh?”. Così gridavano, lunedì, i poliziotti britannici ai Repubblicani che li caricavano, cacciandoli fuori dall’Ardoyne. Ma quale paura. Quale timore possono avere dei ragazzi che, armati di sassi e molotov, affrontano poliziotti in tenuta antisommossa che sparano ad altezza d’uomo, che arrestano indiscriminatamente, che puniscono arbitrariamente.
Si ha paura del futuro da occupati, colonizzati, ghettizzati, non di coloro fanno la guardia ad un regime oppressivo e iniquo. È coraggio e voglia di libertà quello che porta dei giovani irlandesi nelle strade, a difendere un territorio, strade e quartieri dove, dalla sera del 13 luglio, i poliziotti britannici e i loro fiancheggiatori dello Sinn Fein non possono più entrare.
Da allora, sera in cui la lotta per l’indipendenza dell’Irlanda sembra essersi risvegliata nelle strade, nei giorni successivi nuovi scontri hanno acceso le notti dell’Ardoyne e di altre città nordirlandesi.
Mercoledì, per la terza notte consecutiva si sono susseguiti tafferugli nel noto quartiere di North Belfast. Circa 100 giovani, riunitisi a Brompton Park, hanno lanciato pietre, bottiglie di vetro, razzi, bombe-carta, vernice ed almeno una molotov contro agli agenti di polizia in tenuta anti sommossa, presenti in gran numero nella zona. Ad un certo punto i poliziotti britannici hanno inseguito di alcuni ragazzi che li avevano attaccati armati di tubi da impalcatura. In due sono arrestati per disordine pubblico. Le tensioni sono continuate fino all’1.30 del mattino. La stampa attribuisce la ragione degli scontri all’arresto di un ragazzo di 28 anni fermato con l’accusa di avere esploso, nelle manifestazioni di lunedì, un colpo di arma da fuoco contro un poliziotto. In seguito all’arresto del giovane si è tenuta mercoledì una manifestazione pacifica al di fuori della stazione di polizia in Antrim Road. Ma pare che un altro ragazzo, di 30 anni, sia stato fermato sempre in relazione agli spari contro la polizia del 13 luglio
Da parte dei politici dello Sinn Fein è arrivata la consueta condanna degli scontri e ieri la stampa britannica ha diffuso la notizia che alcuni leader del partito siano stati oggetti di minacce per aver criticato i recenti disordini di Belfast.
Una delle persone minacciate si ritiene possa essere Gerry Kelly, ex militante dell’Ira e ora membro dello Sinn Fein, che il giorno dopo i fatti del 13 luglio aveva portato la stampa sui luoghi degli scontri dichiarando che i ragazzi coinvolti erano dei teppisti senza alcun appoggio popolare, portati da fuori, e affermando “andate a chiedere al 32 CSM e al Repubblican SF”, è colpa di quelli che fanno male al processo di pace, quelli che “dicono di chiamarsi Real Ira”. Tutto senza pronunciare una sola parola di condanna per le forze di polizia britanniche, che hanno ferito 10 persone sparando i proiettili di plastica ad altezza d’uomo e usando i cannoni ad acqua.
Kelly, come il resto dei politici dello Sinn Fein, sembra non solo aver dimenticato il passato, ma pare anche non vedere quel che accade ogni giorno nelle sei contee occupate. La situazione di discriminazione quotidiana, di disagio economico e sociale è rimasta la stessa dagli accordi del ’98, quelli che avrebbero dovuto inaugurare una nuova stagione di rapporti fra le comunità protestante e cattolica, che avrebbero dovuto “normalizzare” il conflitto. Ma da allora sono state solo parole e retorica. E oggi, lo Sinn fein nemmeno si maschera più da movimento repubblicano: invita a rispettare “la cultura unionista” e il “diritto degli orangisti a marciare” mentre denuncia i Repubblicani, gli nega l’assistenza in carcere, li definisce dei “criminali comuni”.
Oggi, nell’Irlanda occupata, è peggio che negli anni ’70. Allora i Repubblicani venivano prelevati e arrestati per affiliazione all’Ira e per reati d’opinione, ma poi doveva essere un giudice, anche se britannico, a condannarli e a farli restare in carcere. Oggi, invece, la legge prevede una detenzione massima in assenza di capi d’imputazione di 28 giorni, dopodiché basta l’accusa di essere associati alla Real Ira per essere lasciati in carcere. Un’accusa che si avvale di prove assurde, come la semplice conoscenza o frequentazione di associati alla formazione Repubblicana.

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Terry McCafferty, prigioniero di Sua Maestà

Terry McCafferty, prigioniero di Sua Maestà
Tommaso Della Longa

Nelle sei contee occupate del Nord d’Irlanda la pace non c’è. Nonostante le bugie che lo Sinn Fein racconta a livello internazionale, la situazione è proprio completamente diversa. L’occupazione britannica non solo rimane, ma è ben visibile nella vita di tutti i giorni. Violenza, repressione, settarismo, arresti. E poi una divisione continua tra la comunità lealista che ha accesso a scuole di prima scelta, credito, lavoro, spazi di aggregazione e per il tempo libero, e quella repubblicana costretta in enclave che in molti casi diventano veri e propri ghetti chiusi da muri e recinti. Oltre a tutto questo, inoltre, continuano gli arresti per reati di opinione e di associazione con meccanismi perversi. Altro che pace in questo angolo dell’Isola verde. Noi siamo andati a vedere con i nostri occhi la situazione nel carcere di massima sicurezza di Maghaberry. Qui sono stati rinchiusi una trentina di repubblicani che solo negli ultimi due anni hanno riacquistato, dopo la “dirty protest” e decine di altre manifestazioni, lo status di prigioniero politico. Quello che per capirci che gli permette di stare tutti insieme in un braccio del penitenziario, di vestire abiti civili, di occuparsi della propria educazione. Quello per cui Bobby Sands e gli altri scioperanti della fame sono morti nel 1981. Uno status che era stato cancellato dagli accordi del Venerdì santo firmato dallo Sinn Fein di Adams e McGuinnes che oggi, non solo si è dimenticato dei suoi ex compagni di lotta, ma ha anche iniziato a chiamarli “traditori” e a prenderne le distanze. Come nel caso degli scontri del 13 luglio di quest’anno nel quartiere di Ardoyne a Belfast. O come ancora nel caso dei prigionieri politici, che lo Sinn Fein ha dimenticato, disconosciuto e ha cercato di far trattare come i criminali comuni. “Qui non ci sono prigionieri feniani”, spiega Terry McCafferty durante il nostro incontro in carcere. “Dopo aver vinto la nostra battaglia, siamo divisi in due piani, ma almeno siamo tutti insieme, come prigionieri politici repubblicani e non insieme ai criminali comuni”. “Qui non c’è droga e siamo organizzati per tenere le nostre menti e i nostri corpi sempre attivi. Ci occupiamo dell’educazione alla cultura e alla lingua dei nostri padri. E anche alla preparazione politica dei nostri militanti”, continua il prigioniero repubblicano. Parlare con Terry McCafferty è u po’ come toccare con mano la storia della resistenza irlandese. Condannato a 12 anni per attivismo repubblicano legato ad una bomba della Real Ira contro gli occupanti, era stato scarcerato dopo sei anni. Libero per tre settimane, riesce finalmente ad andare in luna di miele con la moglie e, appena tornato, a pochi giorni da Natale, viene arrestato nuovamente. Ma senza motivo. O meglio, viene riportato nel penitenziario di Maghaberry “per i suoi principi”. “Era il primo Natale dopo sei anni che avrebbe potuto passare con i suoi figli e invece lo hanno riportato in carcere senza un motivo. Sono tornata a casa da sola dall’aeroporto e tutti i nostri bambini aspettavano il papà e a quel punto gli ho dovuto spiegare che era stato riportato in prigione”, racconta la moglie Martine, mamma e donna tutta d’un pezzo che affronta la lontananza del marito e le vessazioni britanniche con orgoglio e forza. “Finiamo in carcere senza un’imputazione – spiega deciso McCafferty - Per le leggi speciali ci possono tenere qui dentro senza prove solo per 28 giorni. Ma poi per un meccanismo assurdo ci continuano a tenere in prigione per il reato di associazione all’Ira”. Ed è proprio qui il particolare più assurdo.
L’unica prova di associazione a carico di Terry, che per altro dopo 7 mesi di detenzione senza motivo ancora non è stato giudicato, è l’associazione con gli altri detenuti con cui ha diviso la cella negli ultimi anni e che è andato a trovare una volta fuori. Tutto qui. “Ma avete fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo?”, è la domanda spontanea, mentre i secondini ogni tanto ci scrutano. “Certo, ma il verdetto potrebbe arrivare anche tra 5 anni. E intanto io, insieme ad altri come me, rimango in carcere”. La storia di McCafferty è semplicemente incredibile, ad oggi un icona della causa irlandese. Mentre parliamo suona l’allarme del carcere, si chiudono i passaggi, iniziano i correre i secondini con il manganelli in mano. “Cosa succede?”. “Semplice, quello che succede molto spesso. Staranno picchiano qualcuno dei nostri, senza motivo, solo per provare a piegarci mentalmente e fisicamente. Ma non ce la faranno”, dice orgoglioso McCafferty. E le storie che racconta portano tristemente alla memoria i racconti del diario di Bobby Sands. Pestaggi durante la notte, senza motivo, magari con secondini ubriachi e che fanno vedere tatuaggi con simboli lealisti. Storie che ovviamente rimangono nel silenzio, con un governo bi-confessionale che fa finta di non vedere. I protestanti per ovvi motivi. Quelli dello Sinn Fein per evitare di infastidire Londra e continuare a servire Sua Maestà. Ma la causa repubblicana sembra solo più forte e viva di prima.

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Censura su Belfast in rivolta

Censura su Belfast in rivolta
Ugo Gaudenzi

Gli accordi di pace del 10 aprile 1998 - firmati dal Sinn Fein, da Londra e dagli unionisti filo-britannici - sono ormai, nel Nord Irlanda, un mero pezzo di carta.
Fino alle 4 della notte tra lunedì e martedì, è divampata la rivolta dei repubblicani irlandesi contro le marce dei cosiddetti “unionisti”, volte a celebrare la vittoria di Guglielmo III d’Inghilterra (d’Orange) nella battaglia del Boyne del 1690 con la definitiva occupazione britannica dell’Irlanda. I disordini si sono estesi a tutte le città e i borghi del Nord dell’isola, da Belfast a Derry, da Armah a Rasharkin.
Soltanto a tarda sera uno sparuto gruppo di miliziani pro-britannici, sì e no un centinaio di persone, blindato da un ingente dispositivo di polizia, è riuscito ad attraversare (e questa era la consueta provocazione studiata a tavolino contro i residenti cattolici) il quartiere dell’Ardoyne di Belfast. Gerry Kelly, ex Ira e ora Sinn Fein, è stato allontanato dai militanti indipendentisti Repubblicani, criticato e schernito per i compromessi anti-sociali (il disagio delle famiglie e la precarietà del lavoro che colpisce la “minoranza” irlandese) e contro l’indipendenza siglati con il governo di Londra. Da tempo il Sinn Fein è accusato di aver trasformato le strutture del suo partito in covi di spie e di collaborazionisti degli inglesi.
La protesta repubblicana è stata voluta anche per ricordare all’Europa di Bruxelles, quella delle “guerre umanitarie” e dei cosiddetti “diritti umani” che ben 30 prigionieri politici nord-irlandesi sono da tempo ristretti nelle carceri di Belfast e sottoposti a regime di semi-isolamento e a maltrattamenti.
Quello che è più grave è che nessun organo di (dis)informazione di massa della “democratica” Unione europea, giornali e radiotv italianai in primis, ha ritenuto politicamente corretto informare i propri lettori, spettatori e sudditi su quanto avviene ed è avvenuto in Irlanda.
Come si conviene in “democrazia”, la migliore repressione contro chi si batte contro l’occupazione anglosassone - o atlantica - di una qualunque delle terre europee diventate colonia, Italya compresa, è il silenzio.

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I Repubblicani si oppongono alle marce unioniste

I Repubblicani si oppongono alle marce unioniste
Andrea Perrone e Tommaso della Longa

È la vera sconfitta del Sinn Féin. Ieri, nell’Irlanda del Nord, centinaia di militanti Repubblicani sono scesi in piazza come non accadeva da tempo per protestare contro le parate dei protestanti orangisti e scontrandosi con la polizia. Ma a perdere, oltre ai protestanti - che sono riusciti a passare nel quartiere di Belfast dell’Ardoyne, con quasi tre ore di ritardo e in appena 100 persone, impauritissime e iper blindate dalla polizia britannica – è stato il movimento di Gerry Adams, allontanato dalla piazza dell’Ardoyne dai militanti Repubblicani.
I disordini, esplosi nel pomeriggio, si sono protratti sino alle quattro del mattino e sono esplosi quando gli unionisti hanno dato vita alla tradizionale marcia di luglio a Belfast e in altre città.
I repubblicani stanchi di provocazioni e vessazioni di ogni genere hanno attaccato le marce unioniste con sassi e notte molotov, hanno innalzato barricate e dato alle fiamme numerose macchino. Sono stati esplosi anche un paio di colpi di pistola contro i poliziotti britannici. Il bilancio degli scontri ha visto il ferimento di ventitré rappresentanti delle forze dell’ordine inglesi. Disordini sono avvenuti anche in altre località dell’Irlanda del Nord tra cui Derry, Armah e Rasharkin. In tutto almeno sette agenti sono rimasti feriti mentre a Belfast un giovane manifestante è stato trasportato in ospedale.
Disordini anche a Rasharkin, nella contea di Antrim, nel nord est del Paese, dove tre poliziotti sono rimasti feriti e un uomo è stato arrestato.
I protestanti dell’ordine unionista dell’Irlanda del nord celebrare ogni anno l’anniversario della battaglia della Boyne, vinta nel 1690 dal protestante Guglielmo d’Orange contro il cattolico Giacomo II. Una marcia considerata una provocazione dai nazionalisti irlandesi. Per decenni, infatti, le marce orangiste di luglio sono state occasione di scontro con i cattolici o con le forze dell’ordine, ma dopo gli accordi di pace del ’98 la tensione era notevolmente calata. Fino ad oggi. L’appiattimento del Sinn Féin su posizioni più lassiste che moderate ha riacceso nei giovani irlandesi lo spirito indipendentista. Dagli accordi del venerdì santo, che avrebbero dovuto portare alla “normalizzazione” del conflitto, nulla in Irlanda è cambiato: uguali al passato le provocazioni dei protestanti, i maltrattamenti dei prigionieri Repubblicani, la condizione economica e sociale svantaggiata dei cittadini irlandesi. Una cristallizzazione che il movimento di Adams sembra non vedere. Anzi, ieri il leader del Sinn Féin ha subito condannato i giovani repubblicani per le manifestazioni per non rischiare di perdere il ruolo di interlocutore del governo britannico. Un portavoce del Sinn Féin ha anche precisato che la mobilitazione dei Repubblicani è stata organizzata dalla Real Ira, il gruppo dissidente che non ha mai accettato gli accordi di pace interconfessionali del 10 aprile 1998. Una situazione questa che ha messo chiaramente in evidenza le difficoltà che sta attraversando il partito moderato che punta soltanto a mantenere gli accordi presi con gli unionisti e Londra. Una posizione oramai poco condivisa dai giovani militanti repubblicani come dimostrano le violente manifestazioni di questi giorni in tutto il Paese.
Ieri è stato definitivamente sancito che la pace nelle contee occupate non esiste e che i Repubblicani irlandesi hanno riconquistato il seguito popolare. Il popolo d’Irlanda combatte ancora.



Foto di Gianpaolo Musumeci

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È violenza quotidiana contro i Repubblicani irlandesi

È violenza quotidiana contro i Repubblicani irlandesi

Colin Duffy (foto) è un ex prigioniero dell’Ira. Arrestato nel 1990, nel ’93, nel ’97, la persecuzione è continuata fino ad oggi con l’ultimo arresto, avvenuto a marzo con l’accusa di essere coinvolto nell’uccisione di 2 soldati britannici. Si tratta dell’attentato di Massereene, nella Contea di Antrim, avvenuto il 7 marzo. Colin, martedì 7 luglio è stato aggredito dalle guardie del carcere di Maghaberry che lo stavano riaccompagnando dopo un videoconferenza tenuta dal prigioniero con il tribunale. Colin ha subito forti percosse, al capo, al volto e al tronco. Il carcere di Maghaberry è un esempio di come le politiche repressive e punitive britanniche contro i prigionieri Repubblicani non siano mai cambiate dai tempi degli hunger-strikers. La scorsa Pasqua la direzione del carcere ha proibito ai detenuti politici Repubblicani di indossare gli “easter lillies”, i gigli pasquali della tradizione cattolica che simboleggiano il ricordo dei compagni caduti. Chi l’ha fatto, contravvenendo l’ordine, è stato messo in isolamento per 48 ore.
L’Irlanda resta una terra insorgente. A 12 anni dagli accordi del Venerdì Santo nulla è cambiato. Non le violenze e le sopraffazioni degli occupanti britannici, non la volontà di ribellione. E i due attentati dello scorso marzo - quello di Massereene e, pochi giorni dopo, quello di Craigavon, nella Contea di Armagh, nel quale è stato ucciso un poliziotto - sono nuovi atti di ribellione armata che delineano un sentimento mai sopito nell’Irlanda occupata, che si innesta e trae linfa dal malcontento, soprattutto giovanile, che serpeggia nelle periferie cattoliche, dove la repressione inglese è pane quotidiano. Arresti indiscriminati, perquisizioni violente e immotivate, fermi giudiziari che superano spesso e volentieri i sette giorni previsti dalla legge e misure detentive lesive dei più elementari diritti umani. Non stupisce che la risposta dei britannici ai due attentati di marzo sia stata come al solito di tipo repressivo. Retate, perquisizioni, arresti sommari fra i militanti cattolici, mancato rispetto dei tempi massimi di fermo preventivo in assenza di accuse. Colin Duffy è finito in questo vortice. Il suo arresto, come disse suo fratello Paul poco dopo il fermo, è scaturito dalla demonizzazione che alcuni politici dello Sinn Fein ed i media hanno fatto del nome di Colin a causa di alcune osservazioni fatti l’anno prima nelle quali affermava che gli attacchi contro le forze di polizia sono un sintomo di opposizione nazionalista.
Una punizione insomma, che la polizia britannica ha voluto infliggere ad un militante Repubblicano di lunga data. Scaduti i 28 giorni concessi alla polizia per trattenere i prigionieri in assenza di un’accusa formale, la famiglia di Colin ha fatto ricorso ad un tribunale “e il giudice ci ha dato ragione” ha ricordato la cognata di Colin e portavoce del “Friends of Colin Duffy”, Mandy Duffy. “La polizia ha dovuto rilasciare Colin. Ma appena uscito dalla caserma la polizia lo ha nuovamente arrestato e dopo 3 giorni lo hanno accusato di omicidio”, ha aggiunto Mandy.
Colin si trova quindi ancora in carcere, dove subisce violenze di ogni genere, le ultime sono quelle di martedì scorso: “Colin stava tornando da un collegamento video con il tribunale come ogni mese e le guardie che lo stavano portando di nuovo alla sua cella hanno iniziato ad insultarlo verbalmente. Poi hanno deciso di farlo spogliare nudo per un perquisizione e dopo hanno iniziato ad picchiarlo. Hanno chiamato la squadra anti sommossa, (per UNA PERSONA!!!!!!!!!!!) e hanno iniziato a picchiarlo e dargli calci”, ha raccontato Mandy Duffy che ha voluto ricordare come “questo non succede solo con Colin, succede con tutti i Repubblicani, quelli dentro la galera e quelli ancora liberi, ciò che Colin ha passato quando era libero, ora la sta passando anche in galera. I media irlandesi ignorano ciò che succede ai POW. Noi vediamo questo arresto come un’altra incriminazione con false accuse. Colin è innocente, come le altre volte”.

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martedì 7 luglio 2009

press release. Lurgan republican, Colin Duffy, was assaulted earlier today by prison officers

Lurgan republican, Colin Duffy, was assaulted earlier today by prison officers only minutes after he had taken part in a video link remand hearing. On being returned to the remand wing within Maghaberry prison, Mr Duffy was accompanied by two prison officers, both of whom he has described as being extremely hostile and antagonistic towards him.

During the strip search procedures, which Mr Duffy was fully compliant with, the two officers assaulted Mr Duffy before summoning for the prison riot squad, who then appeared at the search point dressed in full riot equipment.

Mr Duffy is believed to have received blows to the head, face and upper body and has severe bruising.

His family believe that the two prison officers had deliberately used the regular video-linked remand hearing to orchestrate the attack upon Colin. His wife Martine said, "Colin has undergone these strip searches on his way to and from this regular remand hearing. On all previous occasions, he has fully complied with the search procedures and there have been no untoward incidents involving him. However, those officers carrying out the so-called escort duties today were not the regular ones. Both were making very antagonistic comments to him beforehand and then used the excuse of the search procedures to carry out an unprovoked physical assault on Colin.

Two weeks ago another republican prisoner in Maghaberry was also injured when he too was assaulted by prison officers.
ENDS

sabato 18 aprile 2009

IRPWA: DIRTY PROTEST NELL’ALA E3 DELLA PRIGIONE DI PORTLAOISE

E’ con grande rammarico che l’IRPWA invita la famiglia repubblicanaa a sostenere ancora una volta i POWs (prisoner of war, ndr) nella loro protesta contro la palese ingiustizia del sistema carcerario in Irlanda.
L’IRPWA è stata incaricata dai POWs repubblicani a precisare come e perché si è verificatoa questa protesta e di chiarirne le ragioni
Una protesta è attualmente in corso nell’ala E3 di Portlaoise Prison a causa della sospensione dei programmi di ‘rilascio temporaneo’ (TR, temporary release ndr) e del ‘rilascio compassionevole’ (CR, compassionate release ndr). E ‘ convinzione dei POW’s che questa sia una ritorsione alle azioni dell’ IRA nelle sei contee occupate, infatti, l’Irish Prison Service ha incaricato alcuni dei suoi portavoce a chiedere all’OC (Officer Commanding, ndr) dell’ala E3 se ‘crede nel frontiera’!
La situazione attuale è la seguente: due prigionieri repubblicani (Vinny Kelly e Justin McCarthy) sono attualmente impegnati in una no wash/dirty protest, non in una blanket protest come inizialmente lasciato trapelare.
Ad intervalli di tempo, tutti i POWs repubblicani aderiranno alla protesta, e in quella fase, vi sarà la sua escalation.
Il rappresentante dell’Irish Prison Service e il governatore hanno chiesto all’OC di riconsiderare la posizione dei POWs in attesa di un colloquio con il Free State Government. L’unica concessione dei POW sè stata di ritardare l’adesione di altri uomini alla protesta per un breve periodo di tempo per dare loro la possibilità di risolvere il problema. E’ impressione dell’IRPWA, che questa finestra di opportunità si chiuderà rapidamente e per questo ci appelliamo a tutti coloro che sono coinvolti nel Free State Government e nell’Irish Prison Service, a compiere notevoli sforzi per risolvere questa situazione intollerabile, non appena possibile.

Seguono il comunicato ufficiale dell’IRPWA e il comunicato ufficiale dei POW dell’ala E3 di Portlaoise Prison all’Irish Prison Service

Protest on E3 Portlaoise Gaol (IRPWA)
It is with great regret that the IRPWA call upon the republican family to once again support POW’s in their protest against the blatant injustice of the Prison system in Ireland.
The IRPWA have been tasked by the republican POW’s to state how and why this protest has occurred and to clarify the facts of this protest.
A protest is currently underway on E3 Portlaoise due to the suspension of the temporary release (TR) and compassionate release (CR) programmes. It is the belief of the POW’s that this has happened due to IRA actions in the occupied six counties, indeed the Irish Prison Service have indicated this much and one of their spokespersons has even asked the OC of E3 if he ‘Believed in the border’!
The situation at present is as follows: Two republicans prisoners (Vinny Kelly and Justin McCarthy) are currently involved in a no wash/dirty protest, NOT on the blanket as some have suggested. At intervals republican POW’s will join this protest until the whole landing is on protest , at this stage the protest will escalate.
The Irish Prison Service representative and the Governor have asked the Officer Commanding to reconsider the POW’s stance pending talks with the Free State government, the only concession the POW’s have been willing to make at this stage is to delay further men joining the protest for a short period to give them a chance to resolve the issue. It is the understanding of the IRPWA that this window of opportunity is fast closing and we would urge all those involved in the Free State government and the Irish Prison Service to make strenuous efforts to resolve this intolerable situation as soon as possible.

Statement from Republican Prisoners E3 to the Irish Prison Service.
The Irish Prison Service (IPS) states in its mission statement that one of its goals is to try to maintain relationships between prisoners and their families. This is one of the reasons for it’s Temporary Release (TR) programme. When a prisoner is released his chances of settling back into normal family relationships are improved. The programme was also to help prisoners to seek housing accommodation and social welfare payments and help further their education upon release.
The process for Political prisoners has always been compassionate on TR. We have always obeyed the rules set out surrounding releases of this nature. We have always maintained the integrity of being Republican prisoners by returning on time and there has never been an issue with this. We recognise the importance of these releases on the grounds that if we are to maintain family ties important events must be attended. In the past the IPS has allowed Republican prisoners to attend funerals of family and loved ones. It has also allowed for important religious events such as Christenings, First Holy Communions and Confirmations.
It has recently stopped all of this without any explanation being given. Examples of this include denials of applications to attend children’s First Holy Communions and funerals of close relatives. One application was submitted when a Republican prisoner’s only aunt passed away and the application came back denied after the funeral had already taken place. Another application was denied for a prisoner to attend the funeral of his twin’s mother and denied again for the twins Confirmation eight months after the death of their mother.
We the Republican prisoners of E3 landing will not tolerate this blatant discrimination and unjust treatment. It is only following recenet events in the six counties that this unfair treatment of our prisoners has intensified. We believe it is directly related and until the IPS and the Governor of Portlaoise Prison are willing to stop this harassment and mistreatment of all Republican prisoners we will commence protest. We will not be used as leverage for the British and Free State governments.

DICHIARAZIONE DI PASQUA DEL REAL IRA

E’ questo il testo della dichiarazione di Pasqua del Real IRA (Óglaigh na hÉireann) pubblicata dal Tribune.ie e che verrà letta il 13 aprile durante la commemorazione tenuta dal 32 County Sovereignty Movement a Derry.

Statement from the Real IRA to be read out at the 32 County Sovereignty Movement commemoration in Derry tomorrow
Real IRA statement: ‘It fell to the volunteers of Óglaigh na hÉireann to carry out the [Denis Donaldson] sentence and punishment demanded in our Army Orders’
‘The leadership of Óglaigh na hÉireann send fraternal greetings to our friends and comrades at home and overseas, especially to those incarcerated by the enemy here in Ireland and further afield.
“Special mention must be made of the families of our POWs. Their resilience in the face of adversity inspires us all. We would remind republicans that, at this time of commemoration, we have a special duty to all POWs and their dependents. We send solidarity greetings to all those revolutionaries fighting to defend the sovereignty of their nations.
“History has shown us that compromise with the British on the issue of national sovereignty has always resulted in those who have compromised condemning those who continue to uphold and defend Irish sovereignty.
“Our struggle is against the British occupation forces and the administrative arm of the British government in Ireland – be they in the RUC/PSNI, the NIO [Northern Ireland Office], or the quislings in Stormont [the DUP-Sinn Féin Executive]. The same has happened in Iraq and Afghanistan: those who assist the occupier always condemn the occupied. However, seldom in such blatant or hysterical terms as we have witnessed recently.
“A former comrade [Martin McGuinness] has come full circle and, with a knight of the British realm [Chief Constable Sir Hugh Orde] at his shoulder, he has labelled our gallant volunteers as traitors to justify his Redmondite stance and home rule politics.
“Let us remind our former comrade of the nature and the actions of a traitor. Treachery is collaborating with the enemy, treachery is betraying your country. Let us give our one-time comrade an example. Denis Donaldson was a traitor and the leadership of the Provisional movement, under guidance from the British government, made provision for Donaldson to escape republican justice in the same manner as Freddie Scappaticci.
“It fell to the volunteers of Óglaigh na hÉireann to carry out the sentence and punishment demanded in our Army Orders and by the wider republican family. No traitor will escape justice regardless of time, rank or past actions. The republican movement has a long memory.
“Recent years have seen the reorganisation and restructuring of Óglaigh na hÉireann. This is continuing and is constantly evolving and being refined to keep abreast of enemy developments in technology and modes of war. It is vital that volunteers educate themselves in such developments and take the necessary steps to safeguard themselves and their comrades.
“Actions by volunteers of Óglaigh na hÉireann in the last year have proved that the tactical use of armed struggle can, and does, bring results. As was witnessed in Antrim, British soldiers and the colonial police will continue to lose their lives as long as the issue of national sovereignty remains unresolved. Óglaigh na hÉireann will continue to strike at the British occupation forces wherever and whenever we decide.
“We also reserve the right to execute anyone providing services, in any shape or form, to the enemy. Those who assist the occupiers have placed themselves in harm’s way. They know what they need to do to extricate themselves from a situation of their own making. There will be no further warnings.
“The same goes for the RUC/PSNI. Let us be clear so there is no further ambiguity on the matter: any young person fool enough to join the colonial police in the belief that the leadership of the Provisional movement will protect them, or give them cover, is sadly mistaken. The RUC/PSNI are a British police force, just like the old RIC [Royal Irish Constabulary].
“Like the RIC, some in their ranks portray themselves as Irish and there to protect and serve their communities. In reality, they are the first line of defence for the British government. They are being used to spy, arrest, interrogate, brutalise and uphold foreign laws against fellow Irishmen.
“By such actions, they forfeit any right to call themselves Irish. Once you don the uniform of your British paymaster, you become its instrument. He who pays the piper calls the tune.
“The leadership of Óglaigh na hÉireann urges republicans to be vigilant in the time ahead. We have no doubt that the British Army and colonial police will seek to once again spill republican blood for recent attacks on their ranks. The republican movement is prepared for this.
“The British political, military and security establishment, along with local allies, will redouble their efforts in the dirty tricks department and their campaign of criminalisation. They will seek to sow mistrust and divisions among republicans and will use counter-revolutionaries to do so. These people will one day be forced to answer for their actions.
“Finally, we reject the assertions of the pro-establishment media that Óglaigh na hÉireann is fractionalised or engaged in criminality. Óglaigh na hÉireann is a unified body committed to the cause of Irish sovereign national self-determination and an end to British rule in Ireland.
“Our recent actions speak louder than a thousand establishment lies. Beir Bua. Victory to the IRA!”
The Real IRA refers to itself as Óglaigh na hÉireann. However, in claims of responsibility to media it can use its more popular name, the’Real IRA’ to distinguish itself from a smaller dissident group which also calls itself Óglaigh na hÉireann

April 12, 2009